Matteo 9:17
Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l’uno e gli altri si conservano». [INR]

Un primo elemento fondamentale quando si parla di teologia morale e universalista è l’ascolto dell’altro: si dice che bisogna accogliere l’altro con rispetto e come ricchezza in una prospettiva aperta e condivisa. Però spesso sento dire questo non è unitarianesimo universalista, ma semplice ecumenismo.

Un secondo elemento fondamentale è l’educazione alla conoscenza la prospettiva dell’altro e all’esercizio della lateralizzazione, al dialogo e alla promozione di una ricerca della verità che sia una co-costruzione in una comunione di esperienze spirituali, basata sull’unità profonda del sentire piuttosto che sull’uguaglianza delle parole. Ma spesso mi si dice che nemmeno questa è teologia, ma una semplice alfabetizzazione religiosa che andrebbe fatta in ogni catechismo di qualunque denominazione.

Potrei cavarmela col dire che questa pulizia logica dell’approccio unitariano universalista è cosa non da poco, e che sono lieto di animare una congregazione in cui il dialogo sia così ben radicato da sembrare ovvio, ma non voglio limitarmi a questo. Quello su cui riflettere oggi è un possibile approccio teologico ai sette principi promosso dai seminari UU.

Il primo elemento che gli UU ci invitano a considerare della teologia è il suo essere cornice in diversi sensi. Anzitutto è cornice nell’esercizio che ci invita a fare di prendere le distanze dalla realtà che viviamo, di non essere sommersi da essa, ma esserne immersi in maniera consapevole.

E qui c’è un secondo punto: una volta che ci rendiamo conto della cornice, ci rendiamo conto di quanto essa sia metafisica e valoriale, prendiamo coscienza attiva del nostro modo di valutare il mondo, dei pregi del nostro giudizio anche dei difetti.

A questo punto, presa coscienza del valore che do all’esperienza di vita, posso correggerne le rigidità, posso rendermi conto di quanto alcune superstizioni siano realtà infondate e necessitino una mia presa di distanza. L’esperienza di teologia come cornice è formale in questo senso deve essere praticata anche dagli amici atei.

Ma a molti questo non basta, vorrebbero anche una serie di credenze, un corpo di dottrina, un minimo, che fosse condiviso. Ebbene c’abbiamo pure quello, sono i 7 principi, che non sono banali frasette da cioccolatino, ma nemmeno articoli di fede: sono sfide, come dice bene Muder, sono obiettivi di crescita, tappe che io fisso nel mio percorso e in cui ritrovo ciascun membro della congregazione

Allora vediamo insieme la cornice, la sfida teologica che fa da sfondo a ogni principio. Anzitutto chiariamo che la parola teologia è all’intersezione di una gamma molto vasta di significati, di cui il più ovvio, il discorso su Dio, è anche il più fallace, poichè io di Dio per definizione non posso dire nulla. Teologià è soprattutto un problema antropologico, come intendo l’uomo in relazione col Mistero; gnoseologico, come faccio a sapere ciò che so del mio essere spirituale; epistemologico, cosa è vero e reale per me; dialettico, considerazione razionale dell’esperienza trascesa; culturale, considerazione del corpo di dottrine come espressione di un particolare sentire storicamente determinato, che mi impegno a conoscere, rispettare e promuovere. In realtà la teologia UU potrebbe essere meglio definita come il modo in cui noi mettiamo in questione la vita, cercandovi consapevolezza e un significato profondo che trascenda il dato.

Come si coniuga questa prospettiva con i sette pricipi?
Guardiamo un attimo insieme, hanno una struttura emergente molto interessante: Immaginiamo 3 pilastri, da un lato l’affermazione dell’intrinseca dignita di ogni persona (I) Sia chiaro che intendiamo la dignità in almeno 3 sensi.
a) la dignità è fondamento del dialogo, elemento qualificante di ogni essere umano, tale da renderci tutti fratelli e da fondare il rispetto e la condivisione
b) la dignità è fondamento del percorso spirituale perchè non deve essere intesa solo come dato, ma anche come un obiettivo che ciascuno di noi si impegna a volere per sè,
trascendendo l’esperienza ingenua ed impegnandosi a vivere davvero la ricchezza dell’esperienza di vita. Non basta che io mi consideri eletto, devo anche dispormi a fare un percorsospirituale che mi chiarisca cosa vuol dire esser degno, e che mi permetta di dimostrarlo
c) Infine la dignità è fondamento dell’impegno sociale, perchè non basta che io dica che gli altri son degni, devo anche sacrificare del mio per mostrare che ci credo davvero
; dall’altro la rete interdipendente di tutto l’esistente. (VII) E’ di attenzione plurivoca dal particolare all’universale, dall’io al noi.

Proseguendo l’analisi strutturale, esattamente al centro, pilastro centrale, esperienza
qualitativamente sostanziale della libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita (IV) Riflettiamo su questo poi prometto che vi lascio.
Allora il fine comune degli UU non è ripetere a pappagallo qualcosa di deciso da altri, ma una ricerca spirituale comune. Siamo tutti ricercatori. Tutti, in quanto egualmente degni (I) e interconnessi (VII) abbiamo un pezzo del puzzle da ricostruire. La ricerca consiste nel rimettere le tessere insieme trovando il giusto equilibrio. Per questo la ricerca deve essere libera. Per poter raggiungere la comune Verità spirituale che tutti cerchiamo io ho bisogno che l’altro esprima al meglio la propria tessera del puzzle. Se ne condiziono la ricerca soffocando la sua voce con la mia, otterrò solo doppioni inutili del mio pezzo senza il minimo costrutto. In più la ricerca deve essere responsabile: nell’approssimarsi collettivo alla verità io ho la mia parte di lavoro da fare: devo affinare, abbellire, sistemare approfondire la mia tesserina in modo che si armonizzi al meglio al disegno generale. In più come cercatore io sono chiamato alla verità: la mia ricerca deve essere seria e coerente, nell’approcciarmi alle dottrine devo sapere coniugare con ciò che la ragione mi dice, senza pensare a dogmi, o assunzioni in cielo. Ma la verità non basta. Non me ne frega molto di sapere che la vita è l’unione di gameti, se poi non indago il significato profondo della stessa, che esula da formulari e numeri.
Se tutto ciò fosse vero alla massima diversità tra membri della congregazione che cerchino liberamente e responsabilmente corrisponderebbe il miglior percorso possibile nella ricerca della verità spirituale.
Allora facciamolo quest’uomo alla ricerca

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

 

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