Cari Amici,

ci sono testi che non vorremmo trovare sulla nostra strada di UU; brani che mettono in luce aspetti del Maestro apparentemente contraddittori.Se, da un lato, possiamo capire l’esigenza di porlo come ideale continuum vivente delle grandi figure profetiche della Torah, dall’altro ci può quasi deludere il suo aggrapparsi alla pura esperienza corporea.In questo brano Gesù è umano, troppo umano diremmo.Semplicemente non sembra accettare, come tutti noi, la mancanza del suo amico di sempre.Vuole vederlo ,come le due sorelle Marta e Maria, che in modo commovente ma illogico gli rimproverano la lontananza: “se Tu fossi stato qui …” Noi, che vediamo nel Maestro un sublime esempio di fede e coerenza etica, ma non un Orfeo biblico , sappiamo che nulla sarebbe cambiato. Tuttavia quante volte, di fronte alla morte di chi ci è caro, diciamo se io non, se lei avesse. Gesù, nel racconto va contro tutto quello che ha sempre predicato ; lui, che ha sempre detto “lasciate che i morti seppelliscano i morti” cerca di togliere dalla morsa della fine una persona già da tre giorni nel sepolcro. Persino gli amici del defunto, persino le sorelle restano scioccati dalla sua disperazione. Sempre andando avanti in questa lettura letteralista , abbiamo il colpo di scena.Lazzaro esce dal sepolcro. Non potremmo considerarlo un mito, un archetipo ? Prendo spunto dalla provocazione appena fattami dal Rev. Rosso. Perchè non potremmo ? Sì possiamo considerarlo un archetipo un mito ma non credo basti Credo di essere davanti a uno dei tanti “errori ” di chi, a un certo punto , per ragioni soprattutto sociali e politiche ma talvolta per sentirsi rassicurato dalla propria fede, ha voluto deificare il Maestro. La sua reazione non è di chi sa tutto in anticipo. Nel suo bellissimo libro Lagerkvist ( che ha una visione trinitaria ma piena di sincero slancio evangelico) fa incontrare il misterioso Barabba con Lazzaro. Un Lazzaro solo visivamente vivo, quasi addolorato per non essere stato lasciato dov’era, nella sua culla di roccia. Un uomo dolente, riportato dentro un orizzonte che non sente più suo e che non comprende ciò che gli è successo. Anche Barabba non gode di alcun beneficio spirituale grazie a questo incredibile incontro ; continuerà a commettere gravi colpe e a fraintendere grossolanamente il messaggio di quell’assurdo profeta di bontà condannato per la sete di potere di vari gruppi. Sarà l’incontro con un vivo a fargli cambiare prospettiva. In ogni caso il comportamento di Lazzaro, stando ai dati in nostro possesso appare davvero stravagante ; certo lo “spaesamento “ dopo essere tornato è ovvio ma non vi è in lui un briciolo di riconoscenza per l’amico di sempre. Non lo seguirà come discepolo, e ciò si può spiegare con la necessità di mantenere due donne affidate a lui, ma neppure gli starà vicino nel momento terribile della crocifissione. allora dobbiamo interrogarci sul significato reale dei miracoli biblici. Lazzaro diventerà santo per i Cattolici;in una certa visuale ha senso.Se Gesù lo ha fatto uscire dalla tomba “logicamente” doveva essere degno del più alto dei miracoli. Si dimenticano i casi contrari, quelli in cui secondo la tradizione i beneficati o erano ragazzini o addirittura avevano un’aura ambigua,come il servo – forse amante del Centurione che era ormai prossimo alla morte ed è stato sanato a distanza. Bene, direbbero i letteralisti, non solo Cattolici ovviamente. Questa è la prova migliore per testimoniare la bontà del Figlio di Dio. Nella visione UU, però, compiere prodigi solo per alcuni non è segno di compassione ma di autoglorificazione. Tra quelli che assistevano non potevano che esserci altre vedove oppure orfani; il villaggio era povero, in zona poco fertile. Mentre Gesù resuscitava il suo amico, quanti altri si saranno sentiti ancora più soli, abbandonati dal Signore ? Interessante è poi il nome del luogo : Betania significa “casa dell’afflizione”; il Maestro nasce nella “casa del pane” e va verso quella del dolore. Certo, poco dopo verrà condotto a supplizio ma la vicenda di Lazzaro dovrebbe rappresentare una freccia per indicare il vero destino di Gesù. Ribadisco, troppe incongruenze. Vediamo di esplorare le altre anime della nostra Comunità, per trovare un senso condivisibile. La morte , paradossalmente, spesso viene vissuta, pur con immenso dolore, in modo più naturale da chi ha una visione umanista o agnostica che dai credenti. Probabilmente ciò è dovuto all’aderenza alla concezione biologica dell’esistenza, che prevede la fine del ciclo individuale. L’altro motivo potrebbe essere che non viene legata l’idea dell’esistenza a quelle di premio/punizione. Tutto avviene qui ed è in questa nostra vita che si deve costruire ciò che rimarrà di noi. L’altra anima è quella “orientale” ,sia nella versione taoista sia in quella buddista, arricchite entrambe da un lungo percorso di studio e meditazione personale. La nostra vita, in questi casi, è solo una tappa del grande ciclo ; la nostra fine è l’inizio di altre opportunità creative. Non vi è, un destino di gioia individuale ma la pace deriva dal sapere di essere parte dell’Universo. Plagio, senza remore il Rev. Rosso, e dico “NON roviniamoci la sorpresa “; io, che seguo il percorso giudaico-cristiano, credo in un destino futuro tra le braccia del Padre. Il racconto , con la sparizione del futuro San Lazzaro, dice – e qua siamo vicini al rogo- che non è quello il punto. Il punto è ciò che ha fatto il Maestro partendo da Betlemme e quello che deciderà di scegliere . Noi non possiamo superare la morte con giochi di prestigio ; dobbiamo accoglierla come fa la terra con i semi. Possiamo sperare che nasca qualcosa di importante da questo accogliere il dolore della perdita.Possiamo cercare di trovare il fiore nato tra le crepe dell’asfalto, materia inerte. Tutto questo non da soli ma con gli altri , con la propria congregazione , che non può far apparire nulla dal sepolcro ma che può indicarci un senso, anche piccolo come un seme di senape. Nasè adam e perdono per le parole inadeguate a un tema così importante per ognuno di noi

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