(GM)
Dio  ci invita a realizzarci,  e ad essere al meglio di noi stessi, è  un padre che ci permette di scoprire la nostra interiorità, unica e differente per ognuno.
Noi possiamo trovare noi stessi riscoprendo i valori autentici,   essendo sinceri e non creandosi della maschere o delle sovrastrutture e rimanendo in questo modo   sempre  fedele alla propria voce interiore, dentro  ognuno di noi c’è il bene , ma è necessario entrare nel nostro mondo interiore e comprenderlo fino in fondo, come appunto sosteneva Pelagio nome ellenizzato e latinizzato di Morgan (Marino) nato in Britannia nel 360  e morto in Palestina nel 420, è stato un monaco, teologo e oratore britanno o irlandese di lingua latina. Uomo rigoroso, secondo la testimonianza dei suoi stessi avversari, la sua concezione, viene descritta  dal seguente passo, da un trattato indirizzato alla nobildonna romana Demetriade:
« Pur avendolo creato debole e inerme esteriormente, Dio creò l’uomo forte interiormente, facendogli dono della ragione e della saggezza, e non volle che fosse un cieco esecutore della sua volontà, ma che fosse libero nel compiere il bene o il male. Se ci pensi bene, ti apparirà evidente come, proprio per questo, la condizione dell’uomo sia più alta e dignitosa, dove sembra e si crede invece più misera. Nell’essere capace di distinguere la duplice via del bene e del male, nella libertà di scegliere l’una o l’altra sta il suo vanto di essere razionale. Non vi sarebbe alcun merito nel perseverare nel bene, se egli non avesse anche la possibilità di compiere il male. Per cui è un bene che possiamo commettere anche il male; perché ciò rende più bella la scelta di fare il bene. Sembra che molti vogliano rimproverare il Signore per la sua opera, dicendo che avrebbe dovuto creare l’uomo incapace di fare il male: non sapendo emendare la loro vita, costoro vogliono emendare la natura! Invece la fondamentale bontà di questa natura è stata impressa in tutti, senza eccezioni, tanto che anche fra i pagani, che non conoscono il culto di Dio, essa affiora e non di rado si mostra palesemente. Di quanti filosofi, infatti, abbiamo sentito dire o visto con i nostri occhi che sono vissuti casti e astinenti, modesti, benevoli, sprezzanti degli onori del mondo e dei piaceri, amanti della giustizia? Di dove vennero loro queste virtù, se non dalla natura stessa? Fa’ dunque che nessuno ti superi nella vita buona e virtuosa: tutto questo è in tuo potere e spetta a te sola, poiché non ti può venire dal di fuori, ma germina e sorge dal tuo cuore »
(Lettera a Demetriade)
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