Mt 28:13 I suoi discepoli sono venuti di notte
e lo hanno rubato mentre dormivamo

Cari amici,
Una volta l’anno il lezionario ci invita a riflettere sull’ipotesi che il corpo sia stato occultato degli stessi discepoli. Io non amo fare congetture, ma, attenendomi al dato di fatto  (il sepolcro vuoto) e all’ipotesi  (l’occultamento del cadavere) mi domando quali possano essere state le ragioni per cui un discepolo avrebbe dovuto fare una cosa simile. Me ne viene in mente in pratica una sola: la delusione di una persona che si sarebbe aspettato un carro di fuoco capace di scacciare i romani, di eliminare i soprusi, e di stabilire la supremazia di una etnia particolare fondata sulla vendetta. Questo non è stato.Si tratta di un’aspettativa legata a un fraintendimento sul senso della Bibbia e della predicazione del Maestro.

Mi pare di sentire le parole del discepolo deluso:Che figura ci fa Dio, se i cattivi sono ancora al loro posto, se nulla di soprannaturale è accaduto, se non c’è segno di alcuna rivincita? Ecco allora che il discepolo deluso si erge a giudice di Dio e corregge, occultando il cadavere, l’operato del Principale. In questo modo è totalmente fraintesa la natura della Bibbia che non è argomento di un mondo che non c’è e che ci sarà, forse, solo dopo la morte. Se davvero proviamo per un attimo a pensare che il corpo sia stato rubato e che quindi nulla di strano sia successo, allora dobbiamo guardare alla predicazione del Maestro come un qualcosa utile nell’aldiqui e per aldiqui. Lo è?

Il Vangelo può offrire indicazioni per vivere meglio oggi, ora, senza appellarsi a quel “verrà un giorno“di fra Cristoforo? Paolo dice candidamente di no, io… Quando si tratta di contraddire Paolo… Non resisto 🙂 il Vangelo è, e deve essere, una guida nell’aldiqui. Sono proprio le beatitudini, la magna carta del vivere cristiano, a dirci come e quando ciò possa essere. Vediamole insieme. Di ciascuna presenteremo i due punti di vista: uno è consueto e dogmatico, spesso passivo, che rintraccia le soluzioni dei mali del mondo in ciò che non è ancora, in ciò che sarà; l’altro è adogmatico, attivo, che offre soluzioni possibili nel mondo di oggi a patto di prendere la vita di petto, senza gesti eroici, non sono nel mio stile, ma con un lento e costante lavoro nella vigna della nostra vita. Vediamo come

I] Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Dogmatico Gioisci della tua sfiga terrena e credi, perché, se credi correttamente, più grande è la sfiga terrena, più grande sarà la ricompensa in Paradiso.
Adogmatico .Se pensassi anche solo per un secondo una baggianata del genere, sarebbe meglio che mi dedicassi ad altre attività, più redditizie per la collettività. Anzitutto iniziamo col dire che la parola che traduciamo con beato, Μακάριος, significa felice, di una felicità concreta, terrena attuale. Questo deve essere un primo dato fondamentale che ci invita a diffidare della morale del risentimento postumo.La povertà in Spirito non è ciò che resta una volta persi tutti i beni materiali. Lo Spirito non è un salvacondotto che garantisca una rivincita. Lo Spirito è una dimensione che va coltivata attraverso la preghiera, attraverso l’esercizio, attraverso l’affermazione dei valori in cui crediamo nella vita di tutti i giorni. Allora è vero che più noi lavoriamo per sentire lo Spirito, più manifestiamo con coraggio ciò che il valore di questo Spirito rappresenta, più troveremo l’equilibrio (Regno) aldiqui, tra le diverse istanze della vita (cieli)

II] Beati gli afflitti, perché saranno consolati
Dogmatico  Sopporta tranquillo e gufa, che ti prometto un mondo eterno in cui tu le gioirai e le teste di quiz verranno torturate.
Adogmatico  Che uomini piccoli saremmo se davvero per vivere meglio dovessimo augurarci il male di qualcuno e bramare un paradiso fondato sul sentimento di vendetta e risentimento. Così dire allora che gli afflitti saranno consolati? Due cose: da un lato che il Vangelo, nell’al di qui, rappresenta un sistema di valori che, una volta seguito e approfondito, permette al fedele di miglioramento della vita terrena; dall’altro che è compito collettivo della congregazione impegnarsi per il bene dei membri, per migliorare la qualità della vita di ciascuno.

III] Beati i miti, perché erediteranno la Terra.
Dogmatico  Gesù tornerà su un carro di fuoco, scaccerà i cattivi emetterà i buoni al loro posto. Fino ad allora… Guardiamo il festival.
Adogmatico  Mite (πρᾶος) In greco non vuol dire passivo, remissivo, ma semplicemente dolce, gentile, amichevole. Uno dei fulcri dell’insegnamento del Maestro è proprio che si può essere dolci gentili e amichevoli senza essere passivi e remissivi. Esistono delle opportunità date dalla diplomazia, dal dialogo, dall’organizzazione, dalla pianificazione che pur essendo più lente nell’ottenere risultati terreni, offrono soluzioni più durature. La violenza chiama violenza. Una pace fondata sulla violenza, che covi in seno risentimento, è una pace facile ma non duratura.

IV] Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Dogmatico Immagino un Minosse dantesco, che con la sua coda valuti implacabilmente il nostro operato e ci condanni all’inferno eterno.Sempre un poi, sempre un dopo.
Adogmatico Per noi invece una giustizia che demandi alla realtà ultraterrena il proprio assolvimento non è una vera giustizia. La giustizia deve essere un’esperienza di questa vita, percepita da tutti e con tutti. Questo può tradursi almeno in due sensi: da un lato l’idea che vivere la propria vita secondo i principi del Vangelo sia un’esperienza che sul lungo periodo offre dei frutti splendidi, significativi; dall’altro che, con le armi della diplomazia, della gentilezza, della solidarietà, del comune impegno sociale, anche una giustizia terrena può essere possibile, basta volerlo, e volerlo, dipende banalmente solo da noi.

V] Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Dogmatico Tutto ciò che darete Nella vita vi verrà rimborsato in cielo
Adogmatico  Essere misericordioso, dare esempi concreti di carità e apertura innesca un circolo virtuoso per cui già in questa vita ci verrà restituito ciò che noi decidiamo di condividere. Non è un borsino del do ut des, ma una disposizione d’animo che ci permette di vivere coraggiosamente nel quotidiano grazie alla certezza di essere sostenuti dal Principale. Questa certezza, che brevemente che chiamerò fede, permetterà sia l’apertura totale verso l’altro, sia la capacità di cogliere le opportunità che la realtà quotidiana ci presenta e di saperci nutrire di esse, quali che siano.

VI] Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Dogmatico Sono colui che non si macchia, l’immacolato, chi si fa gli affari suoi, chi sceglie la segregazione lontano dalle tentazioni del mondo potrà vedere Dio in Paradiso
Adogmatico Guai se così fosse, guai se io decidessi di ignorare i lamenti di mio fratello, fosse anche una testa di quiz, per non sporcare il mio abito, per non rischiare di mio. I puri di cuore sono quelli che passano attraverso il fuoco (πῦρ), non quelli che hanno paura di scottarsi; quelli che he sono gettarsi nella mischia senza calcoli, che sanno darsi al prossimo senza riserve, che sanno lottare per un sogno e per la pace senza calcoli statistici.Ebbene colui che si abbandonerà con coraggio a questa esperienza, negli occhi grati di coloro che avrà aiutato vedrà il Principale

VII] Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Dogmatico  Francamente fatico a trovare un significato dogmatico di questo verso, considerando che 8 su 10 di quelli oggi impiegati in varie guerre si dicono religiosi. La pace di cui parla il Maestro qui è certamente qualcosa di molto più impegnativo del trovare pace in Paradiso
Adogmatico Più volte ho insistito Sul fatto che la pace sia un’opera, un farsi e non un fatto. La pace si ottiene da un punto di vista personale creando le condizioni interiori per una coerenza ed un equilibrio di esperienze; da un punto di vista collettivo invece si ottiene buttandosi nella mischia, separando i contendenti, agendo concretamente da un punto di vista collettivo in modo che tutte le parti in causa possono avere eguali opportunità, risorse, speranze. È difficile, anacronistico, ma possibile, basta impegnarsi tutti. Certo è più comodo rinviare l’impegno in Paradiso

VIII] Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Dogmatico  Gioisci della tua sfortuna perché un segno concreto di un premio ultraterreno. Poi ci lamentiamo che le chiese sono vuote….
Adogmatico Agire con giustizia significa avere trovato un equilibrio (Regno) interiore dell’esperienze della vita (cieli)Che si traduce in un’attività secondo i valori del Vangelo. Se questo è vero, quest’equilibrio è già la ricompensa, le ripicchine di quanti brancolino nel buio verranno zittite dalla qualità complessiva dell’esperienza di vita

Quindi cosa sono Regno e resurrezione?
Dogmatico Un luogo collocato alla fine della vita in cui tutto sia immobile e l’uomo non abbia più alcuna responsabilità per il proprio esisterw
Adogmatico  Un’esperienza terrena di equilibrio spirituale che l’uomo faticosamente impara coltivare e che vive ogni volta in cui riesca ad affermare la propria natura di essere spirituale tra le varie istanze materiali

Allora facciamolo questo Regno, qui ed ora, oggi. Sta a noi
נַֽעֲשֶׂ֥ה מַלְכוּת
Nasè Malkuth
Amen
Rob

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