Lc 24:25 lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette

Cari amici,

Essendo questa una sostituzione di Alessandro, dovrei iniziare il sermone dicendo che ciò che ci interessa non è una speranza di vita, ma una vita di speranza :); ma non sono così bravo ad emulare la retorica del nostro comune amico, quindi mi tocca arrangiarmi per come so fare.
Speranza è una parola valigia che contiene in sé una miriade di significati differenti, dovremo perciò provare a districarci in mezzo a questo labirinto per trovare tra essi i sensi più propriamente unitariani.

Anzitutto la speranza va distinta dall’illusione: in quanto viventi noi siamo immersi (inl-) in un ludus: (gioco, rappresentazione teatrale) noi siamo infatti dotati di una facoltà immaginativa collegata alle strutture più viscerali della nostra anima, che è in grado di farci prefigurare stati di cose favorevoli o sfavorevoli esperienze belle o brutte. È naturale che ciascuno di noi “speri”il meglio per sè, e speri di evitare le cose più brutte, ma, pur augurandoci il meglio per tutti, sappiamo che una delle regole di questo ludus è che chi più chi meno, ognuno di noi ha le sue fortune e le sue sfortune e sarebbe stupido legare il concetto di speranza ad esperienze così volatili.

La speranza non è cioè un’aspettativa mondana che si vorrebbe verificata e alla cui realizzazione possiamo subordinare il nostro o credere. Non possiamo cioè ringraziare il Principale se il pullman arrivi in orario, se la maestra interroga il vicino di banco, o adirarci col Divino se non troviamo parcheggio.Queste sono futilità della vita che lasciano il tempo che trovano e verso le quali dobbiamo imparare a disporci serenamente in un senso o nell’altro. A rigore la speranza non è nemmeno confinabile in un tempo  ultraterreno che diventi il solo motore del nostro vivere, il solo senso per cui ci disponiamo al Bene

Allora che cosa è la speranza? La speranza è la volontà di trascendenza, La consapevolezza di potersi chiamar fuori da questo ludus, la consapevolezza di appartenere a una realtà Altra (il mio Regno non è di questo mondo) di avere una missione Altra che non sia vincere a briscola il giovedì con gli amici. La speranza è la consapevolezza che ogni istante della rappresentazione che noi viviamo quotidianamente ha la sua radice trascendente in un Oltre, che dobbiamo conoscere e sperimentare, e che ci lega all’Altro, con cui dobbiamo relazionarci.

Questa speranza trascendente. ha un senso orizzontale, la speranza è il motore che mi muove verso l’Altro bisognoso, rinunciando a una parte della mia contingente fortuna nel ludus, la mia rappresentazione teatrale quotidiana, in nome di valori più alti, trascendenti che vedono nell’umanità uno status condiviso da proteggere e tutelare.Spesso questo mio moto, in un mondo in cui le cose sembrano andare tutte nel verso opposto, pare anacronistico, impossibile, stupido. La speranza è dunque ciò che mi permette di agire senza calcoli, al di fuori della logica della probabilità e della convenienza, per affermare di essere spirituale profondo.È la speranza in fondo che mi permette di vedere le potenzialità dell’Altro che incontro, e che mi chiama ad investire su esse, a scommettere sull’Altro.Io non posso essere regista della rappresentazione altrui, non lo sono del tutto a rigore neanche della mia, ma possa aiutare l’Altro ad essere un attore migliore, posso rivedere insieme a lui quelle parti non del tutto decise del copione e posso incoraggiarlo a non buttarle via ad esprimere in esse la parte migliore della propria capacità  di recitazione.

Ma questa speranza orizzontale che mi permettere di trascendere le contingenti fortune del quotidiano con la volontà di vedere attraverso esse la realizzazione di un progetto più alto, la mia affermazione spirituale profonda, la mia consapevolezza di essere Altro rispetto alla somma delle partite di briscola e di saper andare oltre le ripicchine per un posto in fila ad un ufficio pubblico; si tratta di sapermi percepire come un essere spirituale dotato di una missione superiore che lentamente deve dispiegarsi nel quotidiano. Anche io, come tutti, non ho grande potere contrattuale sul copione, ma posso e devo saper sfruttare le parti sfumate della sceneggiatura per mostrare la mia qualità di attore, scoprendomi degno del compito affidato. Più che imporre le mie illusioni come una insopportabile attrice primadonna sul set, è più opportuno che io legga 100 volte il copione, imparando ad essere al meglio il personaggio che mi è stato assegnato, e cercando di renderlo

Questa trascendenza orizzontale sarebbe poca cosa se non fosse in grado di percepirsi spiritualmente connessa con l’Altro al di là di ogni singola esperienza
A quest’Altro personalmente do connotazioni Divine, ma può anche essere legato a un valore profondo, che trascenda il dato, nell’urgenza dell’assunzione di un impegno per un disegno complessivo.

Non posso tuttavia negare che per me quest’Altro sia il Principale e che Egli sia il terminale ultimo delle mie emozioni da un lato e della mia volontà di trascendenza, che potrei definire circolare: l’Oltre è ad un tempo il senso della mia pazienza nei momenti bui e la carità delle mie azioni nei momenti di luce, è il Compagno di un mio percorso di crescita secondo valori inattuali che sono alimentati dalla speranza, uno degli esiti più compiti e concreti della fede.

Infine la speranza è quella di un Oltre metafisico, condiviso da molti, ma non da tutti tra di noi. In questa esperienza è giusto che lasciamo sfumati i contorni, Sarebbe un atto di supponenza intollerabile da parte mia dirvi com’è un posto in cui non sono mai stato. Due cose però mi piacerebbero: che il Paradiso non fosse il luogo in cui tutti i nodi vengano al pettine, in cui i più sfortunati in vita possano godere della vendetta sui fortunati; vorrei che, sulla scorta della parabola sul compenso dei vignaiuoli, questa logica fosse finalmente abbandonata; piuttosto vorrei che fosse l’occasione per guardare indietro con soddisfazione alla prova d’attore che abbiamo dato in vita, all’opera d’arte che abbiamo confezionato.
Si tratta cioè di una esperienza che vorrei fosse vissuta in continuità con quella presente, non in alternativa ad essa. Se davvero abbiamo compreso il senso unitariano della speranza trascendente, la mia relazione con l’Altro, Oltre, è già operante ora, offuscata ma non oscurata dal particolare ludus che sto vivendo

Per chiudere con lo scioglilingua Falaschiano, se davvero riusciamo a condurre una vita di speranza in ogni momento della nostra esperienza mondana, non ci servirà alcuna speranza di vita ulteriore a quella che già abbiamo e che vivremo Altrove in continuità con quanto già dobbiamo essere in grado di sperimentare oggi.

Allora abbiate oggi il coraggio di scendere dal palco ed essere speranza quotidiana per voi stessi, per l’Altro, per l’Oltre

Amen
Rob Infalaschito

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