1 ) Introduction of italian group (Luisa and Paola 3 min + o -) (Presentazione gruppo Italiano)

2) Reading (Rev. Sudbury​) Lettura
ENG:​ Keeping into consideration that on last Friday we celebrated the World Earth Day, we thought to propose you a passage written at the end of the XIX century by an Italian Unitarian pioneer, Ferdinando Bracciforti, who had come in contact with Unitarianism studying in UK and who had become one of the most important professors of English language in Italian Unitersities In his “Christ the Redeemer without miracles” he writes: “What is a miracle? – Wherever we turn our sight, from the countless glittering worlds in the immensity of space to a little flower or an insect, all, somehow, is a miracle, all fills us with admiration, all tells us about the power, wisdom and goodness of the Creator and invites us to humbly and trustfully bow our foreheads on his bosom. But this same confidence and this sweet feeling of beneficial omnipresence of the infinite Father, don’t allow us to believe in miracles the way they are defined by the theologians of the old school. They speak about violation or at least suspension of those laws that are for us the expression of the Infinite Wisdom, as if these laws were not meant to produce, in each and every case, the most universal good; they speak about divine intervention as if any intervention didn’t involve a supposed previous absence. And they prate that denying miracles we want to exclude God from the world, we want to replace Him with the fate of the ancients; that this is just presumptuous pride; as if it wasn’t, rather, presumptuous to wish to define the way in which the spirit of God works everywhere in the universe and to distinguish in Him extraordinary actions being different from the ordinary ones, as if we could assign boundaries to any divine action.”
ITA:Che cosa è il miracolo? – Ovunque giriamo lo sguardo, dagli innumerevoli mondi scintillanti nell’immensità dello spazio, al fiorellino, all’insetto, tutto in un senso è miracolo, ci riempie d’ammirazione, ci parla della potenza, sapienza e bontà del Creatore, e c’invita a chinar la fronte umili e fidenti sul suo seno. Ma questa stessa fiducia, questo dolce sentimento della benefica onnipresenza del Padre infinito, ci tolgono di credere al miracolo, quale è definito dai teologi dell’antica scuola . Ci parlano di violazione o almeno sospensione di quelle leggi che sono per noi l’espressione della Sapienza Infinita, quasichè non dovessero in tutti e singoli i casi produrre il maggior bene universale; d’intervento della Divinità, quasichè l’intervento non supponesse l’assenza precedente. E cianciano che negare il miracolo è un volere escludere Iddio dal mondo, per sostituirvi il Fato degli antichi; che è presuntuosa superbia; quasichè non fosse invece presuntuoso il voler definire il modo in cui opera l’Iddio spirito onnipresente nell’universo , e distinguere in lui un’azione straordinaria diversa dall’ordinaria, come se di questa noi potessimo assegnare i confini.

3) Meditation (Past Falasca) Meditazione
ENG: When I read the essay by Bracciforti, that Lawrence has introduced to us, I was impressed above all by a thing: the ability to link the rationalist criticism versus a religion founded on irrational grounds of miracle and the transcendentalist wonder for the creative force of a nature able to create meaning and beauty, as if in some way the opening of the mind liberated from dogmatism’s illusions were preparatory to opening the Spirit to a life that is in itself a miracle. Not surprisingly, when, three years ago, I had the intention to write an Italian guide about Unitarian universalism, remembering the words of Bracciforti, it seemed to me a perfect title to call it just that: “Life is already a miracle.” But I realized that this simple insight, which seemed to synthesize two great pillars of Unitarianism (rationalism and transcendentalism), allowed to recover with new spirit the influence of another cornerstone of our tradition, that is Universalism. Because life is a miracle of creativity and unity that reaches all existences by force of a persistent hope. As I wrote then, “life is already a miracle, in its relentless creative movement and in the network of relationships that it offers us. Events that break the mold and introduce us to new perspectives are not exceptions, but the ordinary moments of life movement. And what looks like the cone of a constant shadow is nothing but the darkness of our closed eyes. Then, just open them to return to watching. Not always the forms of religion we are used to, however, are able to wake up, to open our eyes: sometimes they prefer to preach the fear rather than hope; the dogma, rather than experience; an afterlife, rather than the fullness of this life “. Here then, as in John Murray times, it still makes sense to witness our word of hope to those who, perhaps not in the hereafter by divine vengeance, but rather in the “here-now” through particularisms and egoisms, go on wishing the Hell.

ITA:Quando lessi il saggio di Bracciforti, che Lawrence ci ha illustrato, una cosa mi rimase impressa: la capacità di agganciare la critica razionalista ad una religione fondata sul terreno irrazionale del miracolo e la meraviglia trascendentalista per la forza creativa di una natura capace di creare senso e bellezza, come se in qualche modo l’apertura della mente liberata dalle illusioni del dogmatismo fosse propedeutica ad un’apertura dello Spirito ad una vita che è già di per sé un miracolo.
Non a caso, quando mi proposi tre anni fa di scrivere una guida in italiano all’Universalismo Unitariano, memore delle parole del Bracciforti, mi sembrò perfetto intitolarlo proprio così: “La vita è già un miracolo”.
Ma mi accorsi anche che questa semplice intuizione, che sembrava sintetizzare due grandi pilastri dell’Unitarianesimo (il razionalismo ed il trascendentalismo), permetteva di recuperare con spirito nuovo l’influenza di un altro caposaldo della nostra tradizione, ossia l’Universalismo. Perché la vita è un miracolo di creatività e di unità, che raggiunge ogni esistenza con la forza di una ostinata speranza.
Come scrissi allora “la vita è già un miracolo, nel suo incessante movimento creativo e nella rete di incontri che essa ci propone. Eventi che rompono gli schemi e che ci introducono in nuove prospettive non sono eccezioni, ma momenti dell’ordinario movimento della vita. E quello che sembra il cono di un’ombra costante non è altro che il buio dei nostri occhi chiusi. E allora basta aprirli per ricominciare a vedere. Non sempre le forme della religione in cui siamo abituati a muoverci sono, però, in grado di risvegliarci, di aprirci gli occhi: a volte preferiscono predicare la paura, piuttosto che la speranza; il dogma, piuttosto che l’esperienza; una vita nell’aldilà, piuttosto che la pienezza della vita nell’aldiquà”.
Ecco allora che, come ai tempi di John Murray, ha ancora senso testimoniare la nostra parola di speranza a chi, magari non più nell’aldilà per la vendetta divina, ma piuttosto nell’aldiquà attraverso le divisioni di egoismi e particolarismi, continua ad augurare l’Inferno.

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