Cari amici,
più andiamo avanti più mi rendo conto di quanto uno dei problemi di fondo di chi si accosti al nostro percorso spirituale sia l’essere totalmente sviato da un concetto dogmatico di verità.Noi cresciamo con il mito della verità una e della verità unica, fomentato dal cambiavalute religiosi di ogni ordine e grado, tanto da pensare che compito primario dell’esperienza umana sulla terra sia quello di trovare una sola verità e di imporla non importa come. Si vuole leggere il percorso dell’uomo come una progressiva affermazione della verità, una contestuale liberazione dai sonni dell’ignoranza. Una certa retorica ateo razionalistica pretenderebbe che la scienza sia il dominio della verità, e che questo approccio alla verità possa o debba essere esportato anche in ambito spirituale. Il problema è che nemmeno per la scienza questa idea di verità una è possibile: basta prendere un qualsiasi libro di storia della scienza per mostrare come e quanto le idee che un secolo fa sembravano avanguardia oggi si mostrino superate obsolete false. Basta prendere un libro di antropologia o un biglietto d’aereo per rendersi conto di quanto il concetto di scientifico vari nelle diverse latitudini. Personalmente credo che una verità unica ci sia e che sia il o nel Principale; ma proprio perché credo questo, penso che non sia nelle corde dell’uomo poterla raggiungere, poterla esperire nella sua pervasività e completezza. Il genere umano non potrà mai trovarsi d’accordo in una e una sola visione del mondo, ma questo non è un difetto da correggere con le bombe, ma un pregio da coltivare con coraggio. Chi ha detto che compito dell’uomo sia la ricerca della verità? Non potrei forse io proporne un altro di compito, con la medesima plausibilità? L’uomo non è sceso sulla Terra con la missione impossibile di auto flagellarsi per costringersi in una sola via,L’uomo è venuto sulla Terra per fare esperienza del dubbio, della complessità, della contraddizione, della ricchezza incommensurabile di quel dono divino che comunemente chiamiamo vita. Ad una rilettura della storia che imponga forzosamente una progressiva affermazione della verità, vorrei che affiancassimo oggi l’idea di una storia della progressiva emancipazione dell’uomo della sua progressiva presa di coscienza e consapevolezza nell’esercizio del senso critico e del dubbio.E se il più Grande Paradosso Dell’uomo fosse proprio che l’unica verità accessibile debba risultare dall’equilibrio non lineare di tutte le autorità locali credute sinceramente? Se il senso ultimo della nostra esperienza fosse proprio imparare a vivere questa complessità, mettendo da parte i nostri particolarismi e imparando a dominare il nostro istinto animalesco che ci fa desiderare Che tutti la pensino come noi? Se più alto vertice di questa vita fosse la comprensione dell’impossibilità umana di arrivare alla verità da soli o d’accordo e della necessità di aprirsi all’altro come fonte di completezza e di ricchezza? Rinunciare a quel senso di potenza e di dominio che ci dà un’equazione risolta con una sola soluzione per imparare ad amare il silenzio di fronte all’opera d’arte che è la nostra vita. Non è mai capitato di parlare con i vostri congiunti e di ricevere da loro dei consigli tutti plausibili, ma anche tutti tra loro contraddittori? Non mi è mai capitato qualche parente impiccione che si sia sentito in dovere di dare dei giudizi sulla vostra vita Che vi abbiamo fatto scoprire quante immagini diverse date di voi alla gente? Quanto ognuna di queste immagini abbia un fondo di verità e quanto siano tra loro difficilmente conciliabili? Chi siete voi dunque? Cosa dovete fare? La moglie il marito il professionista, l’artista il viaggiatore… Anche in ambito sociale e spirituale la situazione non è molto diversa: cos’è Dio? Un padre, il vuoto, il pieno, una luce… Che lingua parla Dio? Il latino l’ebraico l’arabo, il marchigiano? Penso che se davvero vogliamo avvicinarci al Principale, dovremo abituarci all’idea che potremo avere un’esperienza profonda di Lui solo quando accetteremo che egli sia la somma non algebrica di tutte queste esperienze particolari. Saremo vicini a Lui solo quando avremo esperienza profonda della complessità e della contraddittorietà del reale. Pensate ai testi sacri, pensate al Vangelo. Difficilmente credo che possa esistere un testo più complesso e contraddittorio del Vangelo. La vicenda biografica di Gesù narrata in quattro versioni distinte e spesso inconciliabili. L’esperienza del Maestro tirata per la giacca da centinaia di denominazioni diverse in modo da poter soddisfare tuttiI gusti. Chi è Gesù? E’ un mite falegname non violento d’ispirazione francescana? E’ un semidio ellenistico riproposto in salsa giudaica secondo il gusto paolino, o forse è un antesignano di qualche guerra stellare che torna su un carro di fuoco come vorrebbero le visioni di Giovanni? Non sta a me rispondere a questa domanda, e ovviamente non tutte queste visioni mi appartengono, ma mi piace pensare che uno degli indizi che abbiamo del fatto che il Maestro sia stato vicino alla Verità sia proprio la complessità delle riflessioni attorno alla sua figura.
L’unico modo per “vivere nella Verità” come recita una rivistina che mi è stata gentilmente consegnata, penso sia accettare la complessità, accettare il fatto che la realtà ecceda la nostra possibilità di comprenderla autonomamente e ci spinga al dialogo. Il dialogo è infatti l’unica via possibile verso il vero: da un lato ci apre ad una dimensione plurale, impedendo che ci chiudiamo in qualche esercizio di dogmatica solipsistica, Dall’altro regalandoci la consapevolezza che un pezzettino di verità alberga in ciascuno dei nostri simili, e che se davvero vogliamo avvicinarci alla Verità dobbiamo disporci a donare e ricevere in quella dimensione plurale che è il Regno, imparando a scartare di volta in volta le pepite d’oro dalle baggianate e a frenare in una dimensione di ricettività e di ascolto, la nostra naturale tendenza a sentirci primi della classe. E allora falaschianamente più che perderci in un inconcludente dialogo sulla verità, impegnamo le nostre forze nel fare esperienza della verità del dialogo, rispettando la dignità di ogni dialogante.
Allora viviamola insieme questa Verità, qui ed ora, oggi. Sta a noi
נַֽעֲשֶׂ֥ה מַלְכוּת
Nasè Malkuth
Amen
Rob

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