Ian Mc Carthy: Intervento a Koloszvar – Cluj Napoca 2006

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Prima di tutto vorrei offrirvi una piccola poesia che ho scritto molti anni prima di scoprire l’Universalismo Unitariano:

Siamo semi di stelle, polvere di angeli,
L’eternità legata nel tempo.
Siamo mente-materia, stoffa di spirito,
Emergendo dalla melma primordiale.
Ma siamo anche battito di cuore, sangue caldo,
Rabbia e calore appassionato,
Ossa fragile, pelle morbida,
Dove il tempo e l’eternità si incontrano.

Così è quello che siamo e da dove veniamo come essere umani, ma per quanto riguarda dove andiamo come Universalisti Unitariani, vorrei suggerire una risposta che non è una risposta, nello stile postmoderno: la Missione è il Messaggio. Se non siamo una missione, non siamo una chiesa, non siamo seguaci di Gesù, e anche se no sono più un teista e non credo più che sia necessario o rilevante credere in un Dio personale, ed è certamente non sufficiente, e per questo non posso farci niente – è come nascere con una sola gamba così che bisogna stare in piede su quella gamba o cadere sul sedere – credo ancora nel messaggio di Gesù, che era un messaggio di libertà spirituale e giustizia sociale, aldilà di ogni distinzione di credo, perché Gesù era forse il primo Universalista, e la giustificazione è per sola fede e non per credo. La fede non è un credo, una credenza, ma un modo di essere, di essere in amore– in caritas non agape, non l’amore di un uomo per una donna or una donna per un uomo ma compassione, amore nel senso che sarebbe capito da un Buddista. Così la fede è essere in compassione, vivere con compassione, sentire con, amare il tuo vicino come te stesso, espandere la circonferenza della tua identità, il cerchio del tuo essere, per includere e comprendere l’universo, per includere e comprendere l’insetto più piccolo e la stella più lontana.

E cosa significa questo? Significa che noi che abbiamo preservato, or scoperto o riscoperto una tradizione ed un messaggio, noi abbiamo – e capisco che questo sia una cosa molto rischiosa, molo pericolosa da dire – ma dobbiamo concludere o che possediamo la Verità or che la Verità possiede noi, dobbiamo essere convinti– proprio come erano convinti David Ferencz, Miguel Serveto, Fausto Sozzini – che ciò che ci è stato tramandato o in cui noi ci siamo imbattuti è la Perla Senza Prezzo, che può essere un mantello di molti colori, un mantello dei sogni di molti colori, ma che non può essere definita, non si possono metter confini intorno, non può essere espressa tranne in immagini, in parabole, in storie, ma che noi sappiamo, noi intuiamo essere la Verità, e che noi abbiamo un dovere di condividere, perché la Missione E’ il Messaggio. E questa è una Verità per la quale vale la pena vivere, e se vale la pena vivere per essa vale la pena anche morire per essa.

Siamo come quella cinquantina di apostoli raccolti insieme alla Pentecoste e che furono toccati dalla Fiamma, illuminati dalla Luce, accesi dallo Spiriti, a cui è stato regalato il dono della Profezia e mandati furori per diffondere la luce nel mondo. E non possiamo coprire la luce, non dobbiamo nasconderla sotto un moggio come dice il Vangelo perché in verità è essa stessa la Buona Notizia, è la Verità Evangelica e non possiamo stare zitti e non annunciarla dai tetti perché altrimenti queste pietre dovrebbero parlare, per ricordarci di ciò che abbiamo appreso e ciò che ci è stato detto e che noi abbiamo dimenticato.

Così nella massima umiltà, con la più pesante responsabilità, e riconoscendo che la Verità che si può dire non è la Verità Eterna, che è essenzialmente il vuoto, Sunyata, ma anche il pieno, l’Amore Infinito ed Incondizionato – e che l’amore che possiamo condividere, la speranza che possiamo trasmettere, la luce con cui possiamo illuminare queste colline avvolte nelle nuvole, questo mondo avvolto nella nebbia, lo spirito che possiamo incarnare – queste cose ci possono convertire e possono trasformare il mondo e annunciare il Regno di Dio, o come potremmo dire ora la Repubblica Popolare Democratico dei Cieli – perché è chiaro dove è andato storto il Comunismo: nella sua visione biblicamente ispirita di un regno materiale, terrestre Carlo Marx ha lasciato fuori l’unico elemento che l’avrebbe fatto funzionare: lo Spirito. E ciò che lui ha dato al mondo era come un modello con il meccanismo a molla del regno celeste ma senza lo spirito, e perciò senza vita e letale, e ogni cosa che ha toccato e ogni cosa che l’ha toccato si è trasformata in polvere.

Ma noi abbiamo il dovere di riprovare, una missione di riaccendere quel sogno, per resistere alle tentazioni di Mammona e il suo ordine ultimo di materialismo senza cervello e senza cuore, e, nelle parole di Menno Simon, un protestante antichissimo, “di intrattenere quelli in difficoltà, di prendere il forestiero nella nostra casa, di confortare gli afflitti, di assistere i bisognosi, di vestire i nudi, di dare da mangiare agli affamati e di non girare via la nostra faccia dai poveri”. E per compiere o almeno per spingere più avanti quel sogno, il sogno del regno celeste, la Terra Promessa. Perché ora abbiamo scalato una montagna, e abbiamo intravisto la Terra Promessa. E no so se io sarò lì con voi, o se voi sarete lì con me, probabilmente nessuno di noi metteremo piede in quella terra, ma il compito ci unisce, il lavorare e il camminare che facciamo insieme ci unisce, ciò che ci unisce è il sogno, la missione, il pellegrinaggio, il viaggio e la strada, e la strada continua per sempre. Nei secolo dei secoli. Amen.

Ian Mc Carthy

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