Lc 3:11 Egli rispondeva loro:
Chi ha due tuniche,
ne faccia parte a chi non ne ha;
e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
.

Cari Amici,

La mia ricerca sui documenti ufficiali UU sul tema della disuguaglianza economica mi ha portato a due indicatori, che possono dirci della salute di una società: da un punto di vista locale il rapporto tra il salario medio dell’esigua fascia più alta della società e quello della maggioranza più povera; da un punto di vista globale invece abbiamo il rapporto tra utenti e risorse. Quando questi due parametri sono oltre un certo margine di tolleranza la società va in crisi. L’ipotesi di Turchin, di cui abbiamo letto, ben argomentata, suppone un ciclo di alternanza inevitabile di ogni società dato appunto dal variare ciclico dei due fattori che abbiamo indicato, che ha nella guerra periodica lo strumento attraverso il quale si ristabilisce l’equilibrio Ebbene, oggi questi due parametri sono in profondo rosso, e basta accendere la tv per rendersi conto che l’ipotesi di una guerra non è poi così tanto lontana. Ma gli UU in tutto questo? Knotts, direttore degli UU presso le Nazioni Unite è stato chiaro:

[-se davvero i 7 Principi che proponiamo non vogliono essere frasette da cioccolatino, ma sfide per rendere possibile un mondo migliore nell’aldiqua,

-e se davvero il primo di questi principi riguarda il valore e la dignità intrinseca di ogni persona] non possiamo far finta che non succeda niente, che la disuguaglianza non esista e che non sia un problema.

Deve una Chiesa intervenire?

La risposta degli UU è indubbiamente affermativa. Perchè? Perchè non possiamo essere spiritualmente credibili senza offrire un progetto di vita materialmente sostenibile. Non posso io parlare alle persone di grazia operante, di Provvidenza del Principale, senza essere io stesso, io per primo la dimostrazione pratica di quella Provvidenza che affermo esistere.

A prescindere dal vestito metafisico che si voglia dare a queste esigenze, gli UU propongono una strategia doppia e complementare per affrontare il problema. Da un punto di vista macroeconomico, gli UU sono convinti della necessità di promuovere politiche internazionali, che permettano una azione capillare e coerente: è inutile fare delle leggi restrittive in un paese, se poi il paese a fianco non ha leggi simili. E’ ciò che vediamo con le fabbriche ed i call center spostati in Paesi più poveri. E’ inutile che i Paesi Europei siano a crescita demografica zero, se poi altri Paesi crescono vertiginosamente. E’ inutile che alcuni piccoli Paesi siano virtuosi nella gestione delle risorse, se poi il lassismo di altri incide per la quasi totalità sul problema Occorre che l’azione sia concertata a livello globale, se no non serve a nulla. Gli UU attraverso il proprio ufficio si stanno battendo per questo in sede ONU ed i riflessi del convegno che vi ho messo a disposizione ne sono un significativo esempio.

Ma c’è poi anche un approccio dal basso che richiede l’impegno di ogni singolo in tutte le congregazioni. Ecco un breve schemino di quello che gli UU suggeriscono come linee guida dell’impegno congregazionale

Politica

Compito di una congregazione non è far politica, ma

  • attivarsi affinchè i problemi che abbiamo indicato siano al centro della agenda politica.

  • Attivarsi perchè il dibattito sia di contenuti e non di urla, perchè le proposte siano argomentate e credibili e non semplici slogan

  • Attivarsi perchè ci sia una partecipazione al voto, perchè il cittadino superi quella disaffezione che porta una larga parte degli aventi diritto a non votare. Anche questo è un dato facilmente quantificabile… diciamo attivarsi affinchè l’astensionismo non superi un certo numero.

  • Attivarsi per aiutare i propri membri a comprendere il significato ultimo delle scelte, al di là degli slogan. Aiutare a spiegare i problemi, rispettando l’autonomia nella scelta delle soluzioni

  • Attivarsi perchè vengano attivate politiche atte a ridurre la forbice delle retribuzioni, contenendola entro livelli ragionevoli.

  • Attivarsi per l’accesso alle risorse (di sostentamento, di realizzazione personale) da parte delle minoranze (di genere, di etnia, di censo)

Come vedete, come peraltro abbiamo visto col Prof . Ozzano, a parte qualche baggianata molto di moda, tipo “Stiano a casa loro” , non è un impegno partigiano, ma la semplice promozione di un dibattito di qualità.

Crescita Sostenibile

Dobbiamo promuovere

  • un accesso sostenibile alle risorse, favorendo l’introduzione di energie rinnovabili e una dipendenza sempre minore dall’economia fossile

  • un accesso all’acqua da cui è esclusa larga parte della popolazione.

  • Una cultura alimentare che

    -regoli i problemi legati all’eccesso delle società nord occidentali del mondo
    – abbatta il problema di accesso al cibo nel sud del mondo
    -si ponga il problema dell’esauribilità delle risorse rispetto al consumo

  • Una politica delle nascite che

      – favorisca una sessualità consapevole
    – fornisca strumenti di supporto alle famiglie numerose

Scuola Media e Tecnologia

In generale il nostro impegno deve essere quello di difendere un futuro di opportunità per tutti. Dobbiamo chiederci, quanto è probabile che un povero vada all’università, trovi un lavoro socialmente riconosciuto e cambi le sue aspettative di vita all’interno di una generazione? Anche su questo ci sono dei parametri e negli ultimi 30 anni la probabilità che questo avvenga sono vertiginosamente crollate.

  • L’imperativo di accesso alla cultura porta la congregazione ad impegnarsi per la scuola pubblica, affinchè anche i più poveri abbiano risorse per l’istruzione e garantirsi un futuro attraverso la cultura e non la microcriminalità.

  • Stiamo parlando di strutture coi tetti che crollano e con i ragazzi che si devono portare la carta igienica da casa,

  • di una nuova alfabetizzazione da fornire a ragazzi di culture diverse

  • di una cultura del diverso da insegnare ai ragazzi e spesso anche ai genitori

  • di metodo educativo, che è rimasto molto indietro rispetto alle opportunità date dalla tecnologia.

  • Di una tecnologia ha allargato il concetto di media, portando i ragazzi ad avere informazioni da più fonti (pc, tv) che non sono solo scolastiche. Bisogna lavorare affinchè la scuola sappia sfruttare meglio le opportunità fornite dalla tecnologia, educando ad un uso consapevole, ad un controllo delle fonti, ad un accesso consapevole e di qualità (più documentari e meno talent)

  • Ma la Rete non è ancora per tutti: larga parte della popolazione per indigenza o per ignoranza è esclusa dalla Rete e non è in grado di gestirla opportunamente

  • C’è qui un altro fattore importante da tenere sott’occhio. La tecnologia sottrae lavoro: per ogni 5 persone a cui toglie lavoro ne reimpiega 2, ed anche questi sono numeri la cui proporzione si sta drammaticamente allargando.

La CUI sta facendo molto attraverso il Centro LaSalle (ANPIL) per garantire un futuro attraverso l’educazione, ma ciascuno di voi può agire in questo senso, impegnandosi per migliorare le condizioni di studio della scuola dei propri figli, educandoli ad un uso critico delle fonti mediatiche, sostenendo iniziative di alfabetizzazione e promozione di cultura e istruzione

Lavoro

Anche la qualità delle condizioni in cui ciascuno presta la propria opera lavorativa deve essere oggetto della nostra attenzione: gli indicatori di questa qualità mostrano ovunque nel mondo un crollo vertiginoso:

  • i possibili prestatori d’opera in condizioni di assoluto bisogno aumentano e questo influisce negativamente sulla qualità della condizione lavorativa in termini di salario, di orario e di clima lavorativo

  • La disoccupazione continua ad essere a livelli spaventosi

  • I suicidi di cinquantenni che perdono il lavoro sono all’ordine del giorno

Il nostro impegno può essere:

  • Premiare nelle urne chi proponga politiche lavorative concrete

  • Favorire e incoraggiare la formazione continua degli individui mettendoli in condizione di sfruttare più opportunità

  • Incentivare iniziative coraggiose di quanti si impegnino davvero nella formazione, nelle iniziative, in un progetto di vita responsabile.

  • Acquistare prodotti e servizi ottenuti nel rispetto delle condizioni di lavoro accettabile, anche spendendo un poco di più, ma favorendo un inversione di tendenza

Lo spazio a mia disposizione è terminato. Non credo di essere stato partigiano, ma di avere indicato i problemi che dovrebbero essere al centro di ogni dibattito politico, starà al giudizio di ciascun singolo nelle urne scegliere la miglior ricetta per far fronte a questi problemi.

Di una sola cosa mi preme sollecitare  tutti, me compreso,

Non stiamo a guardare

Amen

Rob

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