Grazie per avermi dato il benvenuto a Meghalaya, alle Colline Khasi e a Puriang. . Porto i saluti della Chiesa Unitariana Italiana, un gruppo molto piccolo di circa 10 persone, quasi tutte, però, molto impegnate. Speriamo di fare grandi cose, seguendo l’esempio del vostro grande fondatore, Hajjom Kissor Singh, che ha creato questa chiesa da niente.

Vorrei dire alcune cose sulla nostra fede comune, cose che non riflettono le posizioni ‘teologiche’ della Chiesa Unitariana Italiana, ma che sono semplicemente i miei pensieri. Questi pensieri cominciano da una sola ed inevitabile osservazione: Non viviamo più nello stesso universo in cui ha vissuto Gesù.

Non viviamo più nello stesso universo in cui ha vissuto Gesù. Quel universo è durato per circa 1500 anni dopo la sua morte ma poi sono venuti Copernico e Galileo e Darwin e i geologi e quel universo scomparso per sempre. Era un universo con la Terra al suo centro e il sole e tutti i pianeti e stelle che giravo intorno ad essa attaccati ad un firmamento – una specie di soffitto a cupola – sopra il quale viveva Dio e tutti suoi angeli e in cui aprivano ogni tanto un porta per mandare giù alla Terra una scala or attraverso cui volavano giù per parlare o lottare con gli uomini.

Quel universo molto piccolo è sparito e nel suo posto c’è una vasta immensità in cui il nostro pianeta è solo un piccolo punto, in cui possiamo forse ancora concepire un essere infinito, un universo fatto di energia amorevole intelligente, una divinità molto più vicina al SatChitAnanda – Essere, Coscienza e Beatitudine – dell Induismo ma non più il Dio di Gesù o degli antichi Ebrei. E alcuni di noi possono sicuramente essere perdonati, perché e del tutto comprensibile, se non riusciamo più a credere in un qualsiasi Dio.

Naturalmente possiamo ancora credere che Gesù sia l’unico Figlio di Dio, che è nato dalla Vergine Maria, che è morto sulla croce per espiare i nostri peccati, che dopo tre giorni è risorto ed è asceso nel cielo. Ma queste sono solo credenze, poco più di opinioni, e gli opinioni sono come foglie che cadono dagli alberi nel ruscello e vengono portate via dall’acqua. Dobbiamo andare, come dice il nostro amico Peter Morales, Oltre la Credenza. Ciò di cui abbiamo bisogno sono valori, valori eterni, universali che sono come radici viventi con cui costruire ponti per attraversare i fiumi e unire le persone. Valori per cui vivere, valori per cui morire. Valori con cui costruire ponti di radici viventi per unire le persone: tribù, stati, nazioni e religioni. E questi valori sono l’Amore e la Compassione, la Pace e la Giustizia.

E benché non viviamo più nello stesso universo di Gesù, viviamo ancora sulla stessa Terra e tra la stessa gente con gli stessi difetti e limiti e la stessa aspirazione alla benevolenza.

Così molti degli insegnamenti di Gesù sono ancora validi oggi e sarebbe sciocco buttarli via, gettare via il bambino con l’acqua sporca.

Consideriamo alcuni di questi insegnamenti. Un primo insegnamento fondamentale si trova nella Parabola del Buon Samaritano. Sicuramente conoscete la storia. Un uomo viene attaccato da ladri e lasciato ferito al lato della strada. Un prete passa accanto e si tiene dall’altra parte della strada. Un altro ebreo ortodosso passa accanto e si tiene dall’altra parte della strada. Poi viene un Samaritano e lui ha pietà dell’uomo, lo carica sul suo cavallo, lo porta all’osteria più vicino e ordina che sia nutrito e curato fino a riprendersi, promettendo di tornare per pagare tutte le spese necessarie. Così Gesù chiede “Chi era il prossimo del uomo che giaceva acconto alla strada?” La risposta ovviamente è il Samaritano, ma i Samaritani erano solo mezzo-ebrei, avevano le credenze sbagliate e praticavano i rituali sbagliate. Così Gesù sta dicendo che non sono le tue credenze che sono importanti ma la pienezza del tuo cuore e la profondità della tua compassione.

Un’altra volta a Gesù è stato chiesto se era giusto pagare le imposte a Cesare, e in risposta ha chiesto di chi era la faccia sulle monete. Quando gli è stato detto che era di Cesare ha detto “Date a Cesare ciò che è di Cesare e al Signore ciò che è del Signore”. Ciò è come dire che l’economia del denaro, l’economia dello scambio equo, in cui io ti do esattamente ciò che io ritengo che valga la tua merce, è l’economia di Cesare, e possiamo aggiungere che il suo Dio è Mammona. Invece nell’economia cristiana non c’è ne comprare ne vendere ma solo dare e ricevere. La base fondamentale dell’economia cristiana può essere espresso come segue: “Io do ciò che posso e prendo solo ciò di cui ho bisogno”.

Gesù ha detto che era più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli, e che se un uomo ti chiede il capotto, dargli anche la tua camicia. E quando un ricco è venuto e gli ha chiesto cosa doveva fare per guadagnare il Regno del Cielo gli è stato detto di andare a vendere tutto quello che possedeva e di dare il ricavato ai poveri. Nella comunità cristiana non ci dovrebbero essere né ricchi né poveri, ma tutto dovrebbe essere condiviso equamente. Questo, lo so, è vicino al comunismo, ma forse il motivo per cui i vari governi comunisti non sono riusciti a fare molta differenza è che il cambiamento deve cominciare dal cuore. Non c’è rivoluzione senza conversione.

Gesù ha anche insegnato che era necessario rispondere all’odio con l’amore, di porre l’altra guancia, di amare i nostri nemici. Quindi se una banda di pazzi fanno schiantare un aereo contro un grattacielo nel nostro paese, quale dovrebbe essere la reazione? Il presidente dovrebbe venire in televisione e dire: “Siamo stati gravemente feriti e molto provocati, ma questo è un paese cristiano e il nostro Maestro ci ha insegnato a porgere l’altra guancia e di rispondere all’odio con l’amore. Così non bombarderemo i vostri villaggi e non uccideremo le vostre mogli e i vostri bambini. Vi offriremo il perdono perché capiamo che voi non sapete che cosa fate”. Quanto siamo lontani da questo nelle nostre politiche estere!

In sintesi, questi sono i principi o valori fondamentali intrinseci nel messaggio di Gesù di Nazaret: compassione infinita, abnegazione totale, amore per la totalità con tutto il cuore e per il tuo vicino come te stesso.

Quindi dobbiamo lavorare per la giustizia sociale, per la pace nel mondo, per la comprensione tra le diverse religioni. Dobbiamo dare da mangiare agli affamati, trattare i malati, dare case a chi è senza, dare famiglie agli orfani e far sì che nessun bambino, maschio o femmina, rimane senza un’educazione. E facendo così compieremo la missione dataci da Gesù, conosciuto come il Cristo, ma che potremmo chiamare anche Gesù il Buddha: di annunciare, costruire e instaurare il Regno di Dio, o preferisco chiamarlo, la Repubblica del Cielo.

Su questo sentiero evoluzionario, anche se so che voi state facendo molto, abbiamo tutti molta strada da fare ed io personalmente non vivo in pieno questi ideali. In particolare sono troppo attaccato alla terra, all’agricoltura, alla Permacultura, al mio progetto di creare un ecosistema altamente produttivo e sostenibile, per poter rinunciare al possesso della proprietà. Ma in ciò che mi rimane della mia vita cercherò di seguire questa strada rocciosa verso il Regno di Dio, la Repubblica del Cielo. Sì, nelle parole del vecchio inno, io lavorerò giorno e notte, per essere un pellegrino.

Ed è come un pellegrino che vengo a voi, per onorare la tradizione di cui voi siete un’espressione. Perché queste congregazioni, questa Chiesa Unitariana del Nord Est dell’India, potrebbero essere piccole in numero paragonate agli Indù e ai Buddhisti e alle altre denominazioni cristiane, ma sono l’espressione di una tradizione spirituale vivente e fiorente. Come la Ferrovia Himalayana di Darjeeling, sulla quale abbiamo viaggiato qualche giorno fa, è un Patrimonio Mondiale, che deve essere protetto e promosso.

Quindo vi ringrazio di essere qui, di costruire sul lavoro fatto da Hajjom Kissor Singh e da Annie Margaret Barr, Kong Barr, di essere un faro, di essere una fonte e trasmittente della Luce del Mondo. Grazie.

Ian Mc Carthy

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