Cari Amici,

R:Cercando di sfuggire al caldo imperante di questi giorni, sono andato ad un piccolo parco vicino a casa e, causa un tablet senza batteria, mi sono messo a leggere, assolutamente a caso, una vecchia Bibbia che tenevo in un cassetto. Mentre stavo leggendo un passo del Deutero Isaia, un vecchietto mi apostrofa con aria sconsolata:

V:Anche io nella vita avrei sempre voluto approfondire ma da giovane mi dicevo che non avevo tempo perchè dovevo studiare, poi mi dicevo che non avevo tempo perchè dovevo lavorare, poi mi dicevo che non avevo tempo perchè dovevo star dietro a mia moglie, infine non avevo tempo perchè prima dovevo pensare a mia figlia. Da qualche anno vivo con il buffo incubo di essere davanti al buon Dio che mi chiede perchè mi hai trascurato e io che gli rispondo: Non ho avuto tempo! – Ride –

R:Perchè il buon Dio non ha trovato spazio?

V:Ho pensato molto a questo e sono arrivato ad una conclusione strana: l’ho trascurato per rispetto, perchè non mi sono mai sentito in grado di servirlo come avrei voluto, o come credo avrebbe meritato…

R:Ho pensato anche io una cosa simile per molto tempo, poi ho pensato che il fatto di poter far meglio non deve essere una scusa per non far nulla, lei così è come se dicesse a un mendicante: siccome non posso offrirti un pranzo al ristorante ti nego anche un pezzo di pane.

V:Si ma ogni volta che iniziavo a pregare succedeva qualcosa, moglie, figli, telefono… e io mi sentivo un egoista a negarmi ai miei cari per la preghiera.

R:Quindi si tratta di un conflitto tra due forme di rispetto, tra due esperienze che dovrebbero essere vissute in continuità. Il servizio al prossimo non è in antitesi con quello al buon Dio, li accomuna una radice divina che abita ogni essere vivente. E’ proprio questo comune denominatore a dirci che è possibile una conciliazione. Non penso sia facile, ma è certamente possibile, In mezzo ci sono la volontà l’umorismo, l’arte e la capacità d’arrangiarsi.Non pensa che ciò che ha fatto per sua moglie o per i figli sia già una forma di preghiera? Com’era quel passo: ogni volta che avrete vestito un senzatetto, dissetato un assetato…

V:Si e no. Penso che avrebbero potuto esserlo, se io le avessi sentite, in questo modo, se io avessi davvero visto il buon Dio negli occhi di mia moglie e di mia figlia tutte le mattine, ma così non è stato, non c’era nulla di religioso nei miei atti, solo buon senso, senso del dovere e del buon nome sociale. Non voglio dire che la famiglia non sia importante, che i figli non lo siano, solo che a me non basta. Eppure, diamine, c’è gente che riesce ad appagarsi con solo questo… io no.

Ha presente la parabola dei talenti? A ognuno è stato dato un talento diverso, e, sotto certi aspetti, uno può avere più talento di altri. Forse il suo talento non si esaurisce nel fare del bene, ma cerca una esperienza religiosa. E’ una facoltà difficile dell’animo umano, una sorta di dente del giudizio che cresce a fatica o, se preferisce, una specie di sesto senso che dobbiamo imparare a conoscere e ad usare. Eppure il Vangelo inizia proprio con parole chiare su questo punto: preparate la via a quel talento.

Eh ma nella chiesa di via… non conosco nessuno, non mi trovo, ho bisogno di un’atmosfera romanica che qui non c’è. Poi, anche se volessi pregare, non so manco più dove sia la Bibbia.

Condivido che l’aspetto della valutazione dell’esperienza sia importante. E fa bene a porre la questione. Quello che capisco meno è l’assenza di una soluzione. Ci sono chiese romaniche splendide in centro, cosa le impedisce una passeggiata domenicale? Quanto alla Bibbia…Ecco, le regalo la mia, la prenda, ne ho una casa piena

Eh ma….

Basta scuse. Stia attento. Le parole sono importanti: giusto ieri un religioso che conosco diceva che il mondo in fondo è stato creato dal buon Dio attraverso la parola, ed è fondato moralmente sui comandamenti che alla fine sono parole. Parlando dunque l’uomo esprime quell’aspetto peculiare che è ad un tempo sia la radice divina, sia il riflesso sensibile dell’anima dell’individuo, sia infine la dimostrazione pratica di come l’uomo sia fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Facendo così rischia di avere incubi di ricevere un rimbrotto tipo: “se davvero avessi voluto approfondire il discorso spirituale, perchè non lo hai fatto? Perchè hai dato vita a parole senza sostanza?” Lei vuole davvero coltivare quel talento o è un modo di dire? Un mio caro amico filosofo avrebbe riassunto la questione dicendo: “Se Romeo chiede a Giulietta di sposarlo… non è che ci si possa far su un trattato: o è sì o è no. Ora lei pensi di essere Giulietta, e pensi a un Gesù-Romeo che le chiede di lasciar da parte le baggianate e seguirlo.. lei cosa direbbe? Possiamo pensare che quel talento, che preme per avere un proprio spazio, incontri 3 ordini di difficoltà:

a) di concetto, alcune idee che ostacolano l’esperienza autentica;

b) emotive: la pigrizia, le preoccupazioni e una serie di difficoltà che rischiano di non farci essere dell’umore

c) pratiche, il rischio che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare

Stia attento che, quando diciamo di preparare la via al seme, intendiamo proprio difenderlo da tutti e tre questi ordini di difficoltà

V:Parla come un prete…Io la leggerei pure la Bibbia ma non so da dove cominciare

R:La apra a caso, si fidi del buon Dio

Di li a poco ci siamo lasciati. Non so perchè vi ho raccontato questa storia, quello che mi ha interessato di questo vecchietto è stata la domanda di fede che sembra aver resistito a decenni ad altre occupazioni. Mi interessa questa visione agonistica della fede, questo seme che lotta imperterrito per emergere anche quando cerchiamo di dimenticarcelo.

Credo che come UU non dobbiamo dimenticarci la dimensione della domanda, dobbiamo anzi lavorare affinchè l’Essere abbia uno spazio per continuare ad interrogarci, senza essere sepolto da dogmi conciliari o scientifici.

Apriamoci al Mistero che ci chiama ad esplorarlo

Amen

Rob

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