Mc 8:34 Se uno vuol venir dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor di me e del Vangelo, la salverà. 36 E che giova egli all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua?

Cari Amici,

Questi versi mi hanno sempre dato da pensare: comunemente sono intesi come un poco ammirevole invito alla flagellazione di se stessi, a una vita dimessa fatta di rinunce e autocastrazioni a fronte di uno splendido futuro in un tanto favoleggiato al di là. Ma è così davvero? Questa domanda deve essere intesa in molti modi:

1) I cristiani fanno così? A parte un piccolo numero, che nasconde dietro la fede problemi e disagi di altra natura, direi di no. Però, il principio di moderazione ci impone di biasimare, oltre all’eccesso di coloro che mutilano e feriscono se stessi, più o meno metaforicamente, anche l’eccesso opposto, quello di chi derubrichi questo testo come belle parole da dimenticare in un angolo della memoria per poi fare tutt’altro.

2) Del resto noi unitariani siamo per promuovere la dignità di ogni persona: crediamo che ogni singolo essere umano sulla terra sia dotato di un tesoro inestimabile, che ogni individuo sia in grado di esprimere valori e idee inimmaginabili e di cambiare in meglio le sorti del mondo. Con che faccia allora potrei predicare rinuncia ed autocastrazione, se dico di appartenere a una tradizione che difende l’idea dell’individuo come crescita e della vita come opportunità?

3) E allora che faccio? Faccio finta di ignorare questi versi? O peggio proclamo l’inattualità della Bibbia e giro su internet alla ricerca di qualche santone ultramoderno?

Come sapete, per formazione e cultura, non sono il tipo da ignorare nulla del Vangelo. Quando mi trovo di fronte a parole come queste, invece di perdere tempo in giudizi estetici, mi interrogo su come possano arricchire il mio bagaglio spirituale, su come la loro presunta asperità possa essere da me trasformata in linfa che nutra il mio percorso di consapevolezza. E’ con questo spirito che oggi vi propongo di meditare sui versi in oggetto.

Iniziamo dunque dal concetto di salvezza. Come sapete noi non c’abbiamo l’inferno, quindi abbiamo poco da salvarci in quel senso. Siamo anche molto pragmatici e piuttosto che fantasticare su come sarà il Paradiso, preferiamo usare il nostro fiato per dar voce a quanti nell’aldiqui vedano negati i propri diritti minimi a una vita decorosa. Meglio allora tradurre il termine greco σωτηρία soterìa con salute, pensandola come la condizione migliore della vita terrena di un individuo. La salute, così intesa, non sarà dunque un’etichetta da appiccicare a caso, ma uno stato da raggiungere e mantenere, a ciò disponendosi quotidianamente. Come si ottiene una condizione di salute dell’individuo? Iniziamo per gradi. Certamente il Maestro ci dice che una vera salute dell’individuo non si può ottenere dimenticandosi del “Mistero che ci chiama ad esplorarlo”. Qualunque scelta che neghi a priori una risposta, è un’occasione persa, buttata. E’ legittima ed è da rispettare, ma è contraria a quell’idea antropologica che vede l’uomo come essere in grado di andare oltre, di fare esperienze di consapevolezza. La vera lezione di quest’oggi è tuttavia un’altra: il Maestro ci avvisa che non è possibile nemmeno pensare le esperienze mondane e spirituali in semplice contrapposizione: non si tratta di aggiungere forzosamente degli elementi dell’una nel tessuto dell’altra. Quanti sedicenti cristiani vanificano in settimana quella mezz’ora di pseudosantità ipocrita che pretenderebbero di guadagnare semplicemente entrando in una chiesa? E quanti religiosi macchiano ignobilmente una vita ufficialmente dedicata al Principale, con atti indegni la cui portata e natura conosciamo tutti? Il Maestro ci ricorda che la salute non sta mai da una parte sola. No, non ci può essere una frattura tra le due esperienze, non posso pensare di smettere di fare l’imbecille, trascorrere un’ora da santo per poi tornare a fare l’imbecille. Non posso utilizzare due etiche e due morali. Il Maestro ci chiede anzitutto di azzerare ogni possibile contrapposizione per ripensare in toto alla nostra vita in maniera tale che essa preveda esperienze mondane e spirituali che si richiamino e compenetrino in un equilibrio che ci consenta di crescere sia nelle nostre ambizioni mondane, sia nella nostra crescita spirituale. Come trovare quest’equilibrio? Non esiste una ricetta che possa essere uguali per tutti, ma esistono alcune linee guida su cui conviene fare chiarezza:

1) anzitutto si tratta di un equilibrio dinamico, una cosa che va mantenuta nel tempo e modificata periodicamente, con piccoli aggiustamenti di rotta;

2) Si tratta di un percorso che possa rappresentarvi, che possa essere percepito da voi per primi come naturale espressione del vostro essere.

3) Essendo ciascuno di noi un pezzo unico, non può matematicamente esistere una tradizione che ci rappresenti tutti completamente, ma non si può nemmeno vivere alla giornata, sull’onda dell’emotività, nell’assenza di riferimenti. Ciascuno di noi deve maturare con la tradizione scelta un rapporto critico, conoscendone pregi, limiti e differenze rispetto al proprio personale sentire

4) Come tutti i modelli di comportamento della vita è un’attività che richiede pazienza, applicazione e perseveranza. Pazienza: se decidete di sperimentare un certo tipo di pratica, fatelo per almeno un mese prima di giudicarla. Rido di quanti dicano: ho provato la pratica tale… eh un paio di volte poi ho capito che non faceva per me. Applicazione: se decidete di pregare e meditare quotidianamente…. poi lo dovete fare. Non che oggi è Giovedi e non va bene, domani c’è la partita, dopodomani nonno Pino. No. Una volta presa una decisione, occorre disporsi a metterla in atto, e non solo, occorre interrogarsi su come migliorare di giorno in giorno.Si tratta dunque di perseveranza, essere costanti nella volontà di portare avanti un progetto con serietà.

5) Infine ci vuole coerenza. Qualunque cosa facciate, fatemi il favore di essere coerenti. Poche cose mi irritano di più della mancanza di coerenza. E’ inutile che facciate i santi dalle 8 alle 20 se poi fate gli sporcaccioni dalle 21 alle 23. E’ inutile che puntiate il dito sulla pagliuzza, se non sapete gestire la vostra trave. Per cui qualunque cosa scegliate nel vostro percorso non strafate. Non disponetevi a nulla che non sappiate di essere in grado di mantenere.

Abbiate dunque il coraggio di aspirare al meglio per voi stessi

Abbiate rispetto per voi stessi

Siate lo splendido dono per il mondo che sapete di poter essere

Siate umani, Siate spirituali

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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