Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Cari Amici,
Riflettevo recentemente sul fatto che, se spogliassimo lo Shemà delle metafore antropomorfe culturalmente determinate, avremmo in esso la affermazione di una unità di principio spirituale, da ottenersi non per eliminazione o per sottrazione, ma come risultato che si ottiene trascendendo le tradizioni che storicamente sono nate dalla produzione culturale e spirituale umana, e accedendo a quel piano Trascendente universale che le anima tutte. Quello su cui oggi voglio riflettere è il fatto che, letta in questo senso, la prima stanza dello Shemà, che abbiamo adottato in liturgia, possa essere vista come un programma di affermazione spirituale che riguardi gli stessi nostri Principi, la dignità umana, la libera apertura all’esplorazione del Mistero e l’interdipendenza. Ciò che vi propongo è dunque di rileggerlo nelle sue dodici istruzioni, meditandolo in relazione ai Principi, di cui può essere una interpretazione viva e concreta
1) Il Principio è uno e intendiamo farlo nostro
 Questo non vuol dire che esse vadano buttate a mare,ma semplicemente che derivano da una comune radice. Questa comune radice è il fondamento di tutti sette principi. Pensiamo ad esempio al Settimo, l’interdipendenza di ogni essere vivente, che possiamo benissimo vivere, ricordando il De Vinculis di Giordano Bruno, come espressione di un unico vincolo universale, quello dell’Amore, che noi intendiamo far nostro.
2)con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze.
 questi principi devono essere per noi una guida che rappresenti il fine ultimo dell’obiettivo concreto di ogni nostro agire. Non possiamo essere credenti da salotto, ricordandoci solo domenica, e spesso neanche la domenica, di dar testimonianza delle cose in cui crediamo.Deve essere per noi un impegno costante concreto ed inequivoco.
3) E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore,
quest’impegno non deve rimanere sulla carta, od essere biascicato distrattamente. Dobbiamo lavorare prontamente affinché esso diventi un automatismo, parte di noi, di ciò che vogliamo essere, e, giorno dopo giorno,  di ciò che concretamente stiamo diventando
4) e le insegnerai ai tuoi figli,
Cosa insegniamo i nostri figli? Rabbrividisco quando penso a ragazzini di 15 anni che diffondono aforismi sgrammaticati inneggianti alla guerra, al razzismo, a delinquenti dei tempi che furono, e che loro fortunatamente non hanno avuto modo di conoscere davvero. Ma di chi è la responsabilità di questa diffusa ignoranza sociale. Oggi si discute molto di quale debba essere la biancheria dei genitori e molto poco di cosa voglia dire essere genitori. Nei nostri tempi si demanda la responsabilità educativa dei figli perlopiù a terzi, alla scuola, alla tv… Oggi si tende a confondere l’ignoranza razzista con la libertà di pensiero, e si pensa che si possa essere buoni genitori semplicemente comprando al figlio l’ultimo modello di telefono, salvo poi dimenticarsi della scuola, ignorare certe affermazioni pseudoculturali, ed assistere passivamente ad una crescita che in realtà cela un progressivo impoverimento di possibilità umane, di vita. Nell’invitarci tutti a credere ancora, a credere di più nell’educazione dei giovani, crescendoli attraverso i nostri semplici ed esigenti principi, non mi richiamo ad un giudizio morale, ma all’esigenza pratica di dare ai nostri giovani gli strumenti per vivere una vita spiritualmente ricca, senza essere rilegati ad un futuro povero di odio grigio.
5) pronunciandole quando riposi in casa,
dovremmo provare a ripeterci i principi più spesso, in ogni occasione possibile, in modo che possano essere esperienza di riflessione fertile e continua in grado di farci crescere incessantemente nella consapevolezza dello Spirito: Chi di noi li conosce a memoria? Nessuno ed è normale, penserete, e forse c’avete ragione, ma non conoscerli significa anche non poterseli ripetere e non averli quindi presenti quando serve. Facciamo quindi sto sforzo.
6) quando cammini per la strada,
questi principi devono poter diventare per noi un segno distintivo della nostra vita in grado di renderla piena appagata e serena. Sapremo di essere a buon punto nel percorso di consapevolezza dello Spirito, quando ci sentiremo davvero felici ed appagati in esso, al punto in cui la nostra felicità e la nostra serenità potranno essere evidenti a chi ci circonda, tanto da chiedercene il motivo ed a volerci imitare. Questo deve essere uno dei nostri obiettivi , da raggiungersi non con le riviste ma con il sorriso. Faremo evangelizzazione semplicemente col sorriso, fidando nel fatto che le persone spiritualmente appagate si riconoscano dalla naturalezza del loro sorriso.
7) quando ti addormenti
Molti tra noi ripetono spesso la stanza di questa preghiera, ma, anche senza essere troppo esigenti da un punto di vista formale, la semplice ripetizione dei principi, potrebbe cogliere nel segno,invitandoci a chiudere la giornata con un sincero esame di coscienza,che ci porti a chiedere se e quanto io abbia celebrato con le mie parole e con le mie azioni, l’interdipendenza che dico essere mio principio, individuando quali siano le zone grigie, che l’indomani impongo di migliorare
8) e quando ti alzi.
ed è bellissimo aprire gli occhi, magari un po’ prima, per avere un po’ di tempo, un po’ di calma, prima di farci assorbire dallo stress quotidiano, per poter assaporare le cose da una prospettiva diversa, per poterci sentire parte di un tutto, di una grande famiglia, dei ritmi lenti e consueti di una vita che si risveglia e di un sole che sorge, e per poterci promettere come abbiamo visto sopra, di fare di questa esperienza di condivisione intima e ultima il criterio che guida le nostre relazioni durante la giornata.
9) E le legherai al tuo braccio,
E allora siate conseguenti. Molti accusano gli UU di affermazioni banali,superficiali ma poi… Quanti tra i critici sono quelli che davvero mettono in pratica queste semplici affermazioni? Quelli che sostengono la loro superficialità, sono anche tra coloro che non hanno mai provato a viverli. Se l’avessero fatto, saprebbero quanto costi in termini di impegno e di apertura, porre in essere concretamente queste semplici affermazioni
10) e le userai come “segno” tra i tuoi occhi,
Come possiamo intendere i Principi come segno tra gli occhi? Direi che è chiaro il richiamo al senso critico di ciò che vediamo, e di come ci viene presentato il diverso. Spesso alcune teste di quiz, a vari livelli, hanno buon gioco nel presentarci l’Altro come pericoloso, scostante, invadente, irrispettoso, insistendo su ciò che ci divide. Nostro dovere è vedere nell’altro invece un altro me stesso, una scintilla divina che mi chiama, che mi chiede dove sono, come fece Principale con Adamo. Quello stesso richiamo devo allenarmi a sentirlo ogni volta che mi relaziono con l’Altro. Gesù ci invita a un gioco piuttosto utile: se davvero in mezzo a quei balconi, o nelle tendopoli dei terremotati, ci fosse il Maestro,come si comporterebbero le teste di quiz che, pur dichiarandosi cattolici e devoti a qualche madonna, si vantano di diffondere odio, xenofobia e razzismo spicciolo e ignorante? Pensiamo davvero che ci sia Gesù nell’Altro, in ogni Altro, e avremo cristianamente realizzato la più concreta manifestazione dei 7 Principi che si possa avere
11)e le scriverai sugli stipiti della tua casa
cosa vuol dire scrivere i 7 Principi sugli stipiti della casa? Metterci lì davvero a tappezzare le porte come fanno i nostri cugini? Non so,, non credo sia necessario, purché davvero la nostra casa spirituale e morale sia costruita su di essi. Non ha senso che io tappezzi i muri,se poi conseguentemente non avrò tappezzato il mio cuore. Certo, l’idea di fare davvero il gesto di scrivere i Principi  sugli stipiti potrebbe aiutarci a ricordarlo quando serve. L’importante è però che capiamo cosa implichi questa relazione  con lo Spirito e questa dimensione  interdipendente con ogni essere vivente una volta che decidiamo di farne pilastro della nostra casa. Significa che noi prendiamo su noi stessi, che facciamo diventare parte fondante e imprescindibile del nostro quotidiano tutti gli impegni spirituali morali e sociali di cui abbiamo detto, che ci rendiamo conto che l’esercizio di questi valori non è un dato scontato, che ci venga naturale, che sia semplice, che sia immediato, ma è un obiettivo, sul quale dobbiamo costruire il nostro quotidiano; è quel punto trascendente che deve orientare l’intero nostro vivere, in una casa che dobbiamo costruire ed arredare a fatica ogni giorno
12) e sulle tue porte.
cosa è una porta? associare i 7 Principi ad una porta significa riconoscere due aspetti fondamentali della vita di relazione: l’interrelazione degli esseri viventi ci impone anzitutto di aprire le porte, di essere accoglienti con l’Altro, perché nell’Altro vediamo la rappresentazione contingente dello Spirito in cui ci sentiamo radicati.L’accoglienza è da un lato la conditio sine qua non di qualunque seria celebrazione liturgica dello Spirito, dall’altro la massima espressione dello stesso.
Facciamo nostro questo programma di salute spirituale e cominciamo a vivere davvero questi Principi, che sono semplici come semplice insegnamento dei Maestri, ma sono esigenti, come esigente è l’insegnamento di Colui che diceva  di lasciar tutto e seguirlo, o di chiunque inviti a fare dell’amore e della difesa della dignità del prossimo un principio qualificante della propria vita di credente
E allora facciamolo quest’uomo

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם

Amen

Rob

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