Gv 15:12 Questo è il mio comandamento:

che vi amiate gli uni gli altri,

come io ho amato voi.

Cari Amici,

Decido ad arbitrio di prendermi questo spazio per mettervi a parte di una storia che mi ha raccontato una mia amica infermiera, dopo aver letto alcune delle cose che scriviamo sul sito. Mi ha detto che qualche mese fa un simpatico 90enne ai suoi ultimi attimi di vita chiese assistenza spirituale. Mi disse inoltre di essere improrogabilmente impegnata in un servizio ad un paziente poco distante e di aver inavvertitamente ascoltato la conversazione che ora vi riporto.

<<No, Padre, lasci perdere, non voglio pregare, sono solo al mondo e voglio solo che lei mi assicuri che questo ciondolo sia sepolto con me nella cassa. Vede, è di scarso valore, ma contiene una cosa Per me importante: il sorriso della mia Rosa. È una foto sgualcita, piccola, in bianco e nero, di quelle che si usavano una volta, ed è per me la cosa più importante della vita. Incontrai quel sorriso in Sicilia, una strana mattina di settant’anni fa e, da allora non ho più potuto aver dubbi sul fatto che Dio esista. Non si scandalizzi ma l’emozione di quel sorriso è stata per me la prova più importante: da allora per quasi sessant’anni provocare quel sorriso è stata per me la preghiera più bella, quel sorriso mi faceva sentire vicino a Dio come nessun’altra cosa, nessun’altra formula lei mi possa trovare e recitare nei libri. Ricordo il colloquio con suo padre, per la sua mano, cosa che oggi non usa quasi più, e ricordo che mi disse, in siciliano severo mi disse “io non voglio dare giudizi su di te, da come la tratterai, capirò se sei un uomo o una mezza tacca”. Quanta paura ho avuto di essere degno di lei, ma quel sorriso è sempre stato per me la conferma che uomo lo ero davvero. Poi c’è stata l’altra promessa, di fronte a Dio: ho dovuto promettere di amarla e rispettarla tutti i giorni della mia vita. Non fu però così difficile, perché per quasi sessant’anni non ho più potuto immaginare un giorno della mia vita senza quel sorriso accanto. Ricordo i primi tempi, il trasferimento al nord, a quanto siano stati difficili: ricordo quanta pasta bruciacchiata ho mangiato, ricordo che i primi anni sono andato spesso a lavorare con camicie bianche che avevano assunto magicamente colori improbabili, ma non importava, quel sorriso non è mai sparito e non mi ha mai lasciato. Certo si arrabbiava, mi sgridava, quel volto splendido assumeva espressioni solenni e dure, ma era così bella quando si arrabbiava, ho amato tanto quel visetto fragile e imbronciato. Era molto devota, siamo andati sempre in chiesa, ho riflettuto, ho pregato, ma nulla ha mai potuto eguagliare quello che io ho sempre ritenuto un segno privilegiato dall’alto, quel sorriso. Non si scaldi, mi lasci finire, poi mi rimprovera dopo. Ricordo il giorno che è morta, nel sonno, al mio fianco, tenendomi la mano. Quanto dolore, quanta rabbia ho provato. Mi sono arrabbiato molto con il buon Dio perchè non aveva preso me, perchè non le aveva concesso qualche giorno in più, perché mi aveva lasciato senza il mio segno preferito? Ma poi ho capito che forse il mio compito, il mio dovere verso di lei, non era concluso e doveva riguardare anche quel momento, che dovevo impegnarmi per assicurarle una cerimonia dignitosa e rispettare le sue ultime volontà.

Ora il mio turno, poco importa dove il buon Dio deciderà di mettermi, saprà Lui, ma quel medaglione mi serve per chiedergli un ultimo favore, quello di rivedere, anche solo per qualche attimo, quel sorriso, che tanto ha significato nella mia vita. >>

Non so perché ho deciso di raccontarvi questa storia. In fondo è la vita di uno che manco sapeva cosa fosse l’unitarianesimo. Eppure mi ha fatto riflettere, su cosa precisamente non lo so. Credo sia l’idea dell’agire avendo come fine il sorriso dell’Altro. Avere il sorriso delle persone a me più vicine come prova dell’esistenza di Dio, della presenza del Principale, qui ed ora. Nessun sofisma pseudo teologico, nessun derby della fede, solo la felicità, la serenità letta negli occhi delle persone cui tengo. Basta questo a fare un buon cristiano? Sono sicuro che il Maestro sarebbe d’accordo,  purché davvero quel sorriso sia esperienza di trascendenza, sia una scala per lo Spirito.

Vi sarà certo venuto in mente Dante

Beatrice tutta ne l’etterne rote

fissa con li occhi stava; e io in lei

le luci fissi, di là sù rimote.

Ci sono persone che per pregare hanno bisogno di un tramite concreto, di uno scalino d’Amore che permetta loro di fare il salto. Una volta che siano rispettate due condizioni, che il salto ci sia, e che non si confonda l’esperienza presente con la Meta Ultima , chi siamo noi per dire se sia giusto o sbagliato?

Credo che però accanto a questo, possiamo fare anche una riflessione coniugale: chi è un uomo? Da cosa si riconosce un uomo? Da 5 minuti di turbolenza sotto le lenzuola o dalla serenità che traspare dalla propria donna? Che cos’è il matrimonio? Un bel contorno sociale a un esercizio ginnico-procreativo, o qualcosa di più, un crescere insieme, un adoperarsi quotidianamente come primo dovere per la felicità dell’altro? Se davvero il sorriso del coniuge fosse ciò che cementa la coppia, penso che le separazioni calerebbero decisamente. Solo che non è facile, non è facile vedere l’Altro come un pretesto per trascendere verso la consapevolezza dello Spirito e non solo un mezzo, comodo per riequilibrare i livelli ormonali

Cosa accomuna questi due livelli di trascendenza verso l’Altro, sia un coniuge o un amico? Penso sia la disponibilità a considerare i bisogni dell’altro come prioritari, considerare le proprie azioni avendo l’altro come fine e non soltanto come mezzo. Dare la propria vita per l’Altro, mondanamente è una cavolata masochista, spiritualmente è la consapevolezza profonda che quel sorriso mi nutre, mi fa crescere come figlio, in una scala di valori che è altra e oltre. In fondo il Maestro ce lo dice spesso, lascia tutto e seguimi, non è forse l’invito ad abbandonare la prospettiva centrata sul mio egoismo per lasciarsi coccolare dalla Provvidenza? Quel vecchietto era felice? L’avrebbe rifatto? Nella vita come ha vissuto quelle rinunce? Credo che se gliel’avessimo chiesto avrebbe rifatto ogni cosa, felice di quei gesti di profondo altruismo che ha imparato a chiamare Amore

Ah dimenticavo: il vecchietto avrà rivisto Rosa? Il filosofo dice di non sapere, il credente manda a quel paese il filosofo e non ha dubbi, ne è certo.

E’ qualche sera che mi viene da guardare in su nel cielo e mi immagino Dante con la sua Beatrice e questo vecchiettino con la sua Rosa… sorridere felici.

Che dire se non…

Amen,

Così sia,

Rob

 

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