Quella che vi sto per raccontare è una storia vera, che potete verificare.C’e un tale, nei primi anni del 1900, Charles Mallory Hatfield , che si  era appassionato a quella che lui riteneva una cosa utile, la pluvicultura: era stufo di vendere per lavoro cose senza valore e si era  convinto di poter far piovere attraverso una particolare procedura di sua invenzione, una vasca in grado di accelerare l’umidità. Costruiva delle specie di torri, in cui faceva i suoi esperimenti. Probabilmente per fortuna, o per semplice abilità meteorologica ebbe i primi successi. La sua fama di uomo della pioggia crebbe a dismisura, i suoi compensi pure. Nel 1915, in un periodo di siccità, alcuni influenti fan di San Diego, convinsero il sindaco ad assumerlo.  Charlie pretese un contratto basato su ogni goccia di pioggia caduta in un certo periodo. Fecero un contratto, Il 5 Gennaio 1916 capitò un nubifragio in cui la pioggia causò ingentissimi danni e morirono 20 persone. Charlie pretese dal sindaco un compenso che oggi definiremmo milionario data la quantità di pioggia caduta e il sindaco si rifiutò di onorare il contratto, dato il danno causato. Ci fu un contenzioso legale. Alla fine il sindaco dichiarò che avrebbe pagato se e solo se Charlie si fosse assunto pubblicamente la responsabilità del nubifragio. Charlie non se la sentì e andò via senza soldi.
Perchè vi racconto questa storia? Perchè mi chiedo: qual è la più grande promessa che una congregazione progressiva liberale può fare al mondo? Certo possiamo essere utili, abbiamo attività… Ma qual è la promessa di salvezza che possiamo fare e portare a termine sinceramente? Non possiamo mandare la gente all’inferno perchè non crediamo nell’inferno. Non possiamo promettere di salvare anime, perchè non crediamo che siano tanto corrotte da dover essere salvate, almeno in senso tradizionale…. ma allora rischiamo di biascicare sottovoce la nostra impotenza e inutilità senza affermare con forza
” se tu vieni in questo posto, io ti prometto che il potere trasformativo dell’Amore, ti terrà tra le sue braccia in una maniera così forte, che la tua vita non sarà più la stessa.”
Nessuno dice questo degli UU, ma io questo lo vedo accadere!! Conosco persone che hanno trovato tra noi il giusto conforto per non mollare e continuare a vivere. So che siamo stati la “salvezza” per qualcuno. […] Ma molti di noi non si sognano di andare in giro a dare volantini mirabolanti su ciò che accade qui per la paura di essere associati a ciarlatani e maneggioni, come quei predicatori notturni che promettono che se ti appoggi alla tv accadrà un miracolo. […]Ma io non credo che sia davvero questa l’ultima ragione, io credo che nel profondo di noi stessi alberghi la paura che se noi facciamo qualche promessa, poi qualcuno ci chieda di mantenerla. La più grande promessa convenzionale che la religione in cui siamo cresciuti ci ha fatto è stata l’inferno e il paradiso, pensati in maniera letterale. Ma queste immagini, queste logiche, non appartengono alla Torah o al Vangelo, ce li siamo inventati dopo […] La cosa interessante di questa promessa è che dà per scontato che per avere significato profondo, per avere un valore profondo, per sapere davvero cosa sia il bene, tu devi separare tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra, non solo ora, ma per sempre. Nel senso convenzionale uno sembra non potere sapere cosa siano il bene e il male senza che siano completamente separati. Ma la nostra Chiesa si è sempre comportata in maniera opposta, i nostri avi universalisti, hanno deciso che non ci sarebbe stato nessun inferno, o al limite che sarebbe stata una esperienza temporanea. Nessun inferno, nè ora nè mai, tutte le singole parti della creazione saranno riconciliate col Santo nei secoli dei secoli. La predicazione dei nostri padri universalisti è sempre stata intesa come una specie di filosofia del Paradiso in terra. Essi sembravano dire: Se dovrai trascorrere l’eternità coi tuoi nemici è meglio che cominci ad amarli ora. Ma essi promettevano il Paradiso, il Paradiso per tutti, che era una idea radicale a quel tempo. A me interessa molto oggi il coraggio, la spavalderia di quella promessa, ma ancora di più l’idea di un Paradiso profondamente inclusivo in cui ogni uomo, ogni cosa, ogni tragedia, ogni eroe, ogni peccatore ogni santo… sarebbe stato incluso nell’esperienza ultima della creazione che sarebbe stata chiamata Paradiso. Non potevano immaginare un Paradiso che non includesse ogni cosa, ogni esperienza.
Oggi riusciamo a fare la stessa promessa con la stessa spavalderia? Io non me la sento di stare qui e urlare a cuor leggero che andremo tutti in Paradiso, ma qualcosa lo possiamo ancora dire. Certamente tutti ancora crediamo che non ci sia l’Inferno, ma la nostra versione dell’aldilà oggi, la versione ufficiale della Chiesa è che, udite udite, nessun essere umano può certamente, razionalmente sapere che cosa ci sarà dopo, ma pensiamo sia una esperienza che capiti a tutti indistintamente e che non sia qualcosa di brutto. Non posso dirvi di più perchè non sono morto, non mi sembra almeno, non posso fare il saputello e dirvi che so esattamente cosa capiterà, ma penso sinceramente che qualunque cosa potrà essere ciò che chiamiamo Paradiso, debba, debba necessariamente includere tutti e tutte le esperienze. La promessa che posso farvi oggi, quella più grande e coraggiosa, che posso sostenere sinceramente e profondamente di fronte a voi, non è che io possa trovarvi una scorciatoia per un mondo dove non si soffra, ma posso assicurarvi che ha ancora profondamente valore, non è solo possibile ma è degno di essere proferito e predicato, il proposito di creare senso e speranza in un mondo come il nostro dove esiste la sofferenza.   So che non esiste un singolo momento della mia via in cui l’imperfezione non sia presente, ma non ci può essere per ciascuno di noi nessun momento migliore di questo istante per decidere fare una promessa al mondo per quello che è oggi, che non sarebbe solo utile, ma che salverebbe qualcuno, che ridonerebbe speranza alle persone comuni, che sono assetate di questo come lo erano gli abitanti di San Diego rispetto alla pioggia di Charlie. La promessa di Charlie era spavalda e ambiziosa, tanto da non poter essere mantenuta, cosi come quella di alcune tradizioni che superficialmente promettono che se tu preghi pensi o credi determinate cose, alla fine quando i buoni saranno separati dai cattivi tu sarai dalla parte giusta. Io non posso fare una cosa simile, ma posso promettervi che all’interno di questo mondo imperfetto, difficile e complicato, in mezzo a persone difficili e complicate in una Chiesa difficile e complicata, se noi facciamo una promessa grande abbastanza e ci impegniamo a mantenerla, poniamo in atto una esperienza di Paradiso. Quindi la domanda che mi sono fatto negli ultimi tempi è Qual è la più grande promessa che noi possiamo fare e che siamo in grado di mantenere? Non sono inferno e il paradiso, in senso tradizionale, forse nemmeno la pioggia di Charlie o equazioni lineari di buoni da una parte e cattivi dall’altra, ma io credo fermamente che noi, semplicemente come siamo, nel mondo semplicemente com è, abbiamo un sacco di cose da poter promettere e offrire… e allora perchè non cominciare ora?
Amen
Rev Aaron White
Dallas, 10 Febbraio 2016
(Estratto Trad. Rev. R. Rosso)
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