Prov 23:13 Non risparmiare al giovane la correzione,
anche se tu lo batti con la verga, non morirà;
14 anzi, se lo batti con la verga,
lo salverai dagli inferi.

Gv 3:14 E come Mosè alzò il serpente nel deserto,
così conviene che il Figliuol dell’uomo sia innalzato

Cari amici,

vorrei usare questo spazio per mettere a parte tutti voi di una interessante discussione che ho avuto modo di fare con Ilia in seguito ad un increscioso episodio di bullismo nelle scuole. Ilia ha sottoposto alla mia attenzione un interessantissimo verso, il quale sconta, come direbbe Falasca, la nostra irresistibile propensione a guardare il dito ed ignorare la luna. Sulla questione ho già avuto modo di riflettere in altra occasione, vi lascerò i riferimenti al fondo di questo sermone.

Iniziamo col dire che la verga nei tempi antichi non aveva solo un significato negativo, era anche simbolo di sostegno, correzione. Anche Mosè percuote la roccia con la verga, ma il fine non era quello di distruggere, ma di agire per farne scaturire qualcosa di buono.Era simbolo, come il ponte e la scala, del collegamento tra due mondi quello mondano e quello divino. Erano strumenti orientativi che sono stati dati all’individuo per direzionare le proprie passioni, il proprio talento, le proprie emozioni la propria energia creativa verso l’alto, senza che venisse dispersa in questioni di poco conto. 

Per accrescere correttamente il nostro talento spirituale, a qualunque età, occorre avere chiari questi riferimenti, senza i quali il nostro nostro serpentello striscerebbe desolatamente. Colui che è privo di questo ausilio veniva dagli antichi considerato in-baculum, senza bastone, imbecille. Anche l’etimologia di educare rinvia l’idea di condurre verso l’alto. Nell’immagine del caduceo, che ho riportato nella locandina, viene chiaramente ribadito questo concetto, apertamente espresso dal Maestro. 

Oggi il progresso della nostra consapevolezza culturale ci ha permesso di arrivare a due grandi conquiste: da un lato l’idea che ci possano essere linee di sviluppo diverse nella crescita di un bambino, dall’altro abbiamo conquistato la sensibilità di comprendere che percuotere un altro essere umano è sempre sbagliato senza eccezioni significative. Queste conquiste però non devono farci abdicare nè dalla nostra responsabilità educativa,né da quella correttiva. Il fatto che io non debba in alcun modo picchiare il mio bambino e debba rispettare le sue inclinazioni anche quando esprimono valori lontani dei miei, non significa che io debba smettere di rappresentare per lui un punto di riferimento correttivo, uno standard a partire dal quale uniformare i propri comportamenti. Se io taccio impotente o addirittura copro, o giustifico comportamenti antisociali di mio figlio non sto compiendo un atto d’amore ma sta sbagliando due volte, sia perché derogo dalla mia responsabilità educativa, sia perché contribuiscono a creare un adulto che un domani quando io non ci sarò più a coprire si troverà spiazzato e avrà gravi conseguenze. Quando parliamo di rispetto di valori diversi dei nostri stiamo parlando comunque di valori. Il bullismo non è un valore, punire decisamente atti di bullismo è un dovere, senza se e senza ma.La tradizione UU non a caso parla di valori e di principi. Un uomo può rinunciare a questa o a quella tradizione: si può vivere bene si può andare in paradiso si può essere delle persone splendide anche senza aver mai letto la Bibbia, ma non si può essere moralmente significativi senza l’impegno a mettere in atto ogni giorno i sette principi di cui andiamo predicando.

Ora siamo pronti per affrontare il percuotere biblico. נָכָה Nakah vuol dire percuotere, ma ache fermare spingere verso l’alto, sorreggere. Se diamo a nakah il significato di sorreggere/sostenere possiamo facilmente vedere come i la Bibbia ci stia dicendo che i nostri figli non muono se usiamo la verga, il che vuol dire, per inversione logica, che muoiono se non la usiamo. Ora, occorre che lo ripeta, il principio di moderazione ci impone di non intervenire per eccesso attraverso aggressività e percosse, ma ci impone anche di non stare a guardare, lasciando che il seme divino progressivamente veda indebolita la sua azione e si disperda, muoia.

Siamo alle responsabilità dell’educatore.Il fatto di dover fornire al bambino degli standard valoriali significativi comporta però uno scomodo corollario: noi dobbiamo essere quegli standard. Io non posso dire a mio figlio di non bestemmiare in classe se poi sono il primo che a casa infarcisco il mio interloquire in quel modo.

Non percuotere non significa non punire. Ognuno di noi deve poter crescere sentendo che le proprie azioni abbiano un peso morale e civile. Esistono tante punizioni possibili che non siano percosse, basta solo un po’ di fantasia e tanta fermezza. La fermezza è importante, la coerenza è importante. Se io dico a mio figlio “guarda che se porti a casa un brutto voto di matematica domani sera non guardi la partita”, se stabilisco questa regola, devo essere fermo nel farla rispettare: in caso di brutto voto niente partita, il bambino deve percepire che quella norma e la norma non si discute. Può esserci qualche deroga? Ovviamente sì, ma deve essere percepita dal ragazzo come deroga eccezionale, non come norma. La punizione deve essere commisurata all’infrazione commessa o all’eventuale iterazione della stessa. Bisogna fare in modo che possa costituire una rete deterrente percepito dal ragazzo,senza che sia qualcosa di cui non gli importi nulla. La durata della punizione deve essere commisurata alla durata dell’infrazione: non ha senso minacciare il ragazzo dicendo: “se non ti comporti bene ti leggo 10 minuti di sermone di Falasca”, né, al contrario, “se torni tardi questa sera, non ti faccio più uscire per i prossimi due anni”. Impariamo a fare attenzione alle regole che mettiamo nel rapporto con i nostri figli, perché poi dovremmo essere i primi a rispettarle.

Quello che vi sta chiedendo è facile? No. Richiede lavoro su di sé prima ancora che col ragazzo, richiede attenzione per la relazione genitori figli, richiede tempo di qualità speso nella comune costruzione del rapporto. È più facile coprire, far finta di “perdonare”, sorvolare, quando queste parole servono solo a nascondere il proprio non aver voglia o tempo. Nel sorvolare sul comportamento di vostro figlio, chiedetevi sempre di chi stiate facendo l’interesse… Non tutto, ma molto del suo futuro dipende dall’impegno nel vostro presente.

Certo ci sono i modelli di disvalore che tanto hanno preso piede in questi anni e che sembrano poter mostrare un successo mondano anche lontano dal valore, ma cosa volete per i vostri figli? Cinque minuti di fama con gli applausi di chissà quale gente, o la maturazione di valori profondi che lo mettano al riparo dalle contingenze della sorte? Volete crescere uomini in-baculum, o, detto altrimenti, imbecilli?

La scelta sta a voi,nell’idea di farlo quest’uomo ci deve essere anche molto del nostro impegno, della nostra quotidiana decisione a crescere un uomo di valore. Ho aperto con un proverbio e chiudo con un proverbio (nessuno dei due in realtà è un proverbio, ma non sottilizziamo) non raccogli ciò che semini, raccogli ciò che coltivi.

E allora facciamolo questo uomo impegnandoci giorno dopo giorno

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם

Amen

Rob

 Bibliografia

Episodio sul bullismo

R.Rosso, il caduceo unitariano, in Accontentiamoci di una Nuvola, Photocity Ed., 2012 pp. 62-64

 

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