Cari Amici,

Dato che sono in ferie e siamo nelle sapienti mani di Lawrence, ho intenzione di fare uso privato del mezzo pubblico e raccontarvi un po’ di fatti miei. Una delle cose di cui sono più debitore ai miei studi di psicologia è la differenza tra approccio categoriale e approccio dimensionale.

  1. L’approccio categoriale implica questioni a cui è possibile rispondere esaustivamente con un sì o con un no. Bestemmiare il Principale è peccato per un giudeocristiano? Sì. Le affermazioni dogmatiche sulla natura di Dio, sull’esistenza dell’al di là… hanno un senso? No. Fumare fa male? Sì
  2. Ma accanto a questo c’è anche un approccio dimensionale. Questo approccio non mira a stabilire un si o un no, ma uno spazio di possibilità, una o più soglie al di sotto delle quali un certo tipo di comportamento sia consentito. Bere vino fa male? Dipende… un bicchiere può anche far bene. L’uso di droghe è da disapprovare? Dipende dalle droghe e dai contesti. Ci sono contesti medico antalgici in cui l’uso di droghe è un atto, spesso l’ultimo, di umanità.

Tutto questo preambolo per dirvi: alla domanda di un tal fedele Ermenippo “posso io pregare per mio cugino Vercingetorige che domani avrà una appendicectomia?” fino a qualche tempo fa avrei risposto sostanzialmente di no. Troppo forte è in me l’esperienza terribile del mercanteggio bigotto di immaginette, di litanie e di preghiere a ripetizione, da pensare che questo possa essere un approccio gradito al Principale. Io ripudio con tutte le mie forze l’uso strumentale e condizionale della preghiera… il pregare per ottenere qualcosa, il pregare ponendo… condizioni. Avrei risposto “Caro Ermenippo, come dice il Maestro: non sprecate parole, il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. (Mt 6:8) piuttosto rammentati della dimensione eulogica, di ringraziamento, della preghiera, ringrazia il Principale di ciò che hai, cospargi il mondo di bontà e gratitudine e vedrai che, essendo il mondo una rete interconnessa, anche tuo cugino Vercingetorige ne beneficerà”.

E ora? Ho cambiato idea? Certo che no, continuo a ripudiare le immaginette e le giaculatorie e continuo a ringraziare il Principale per tutto quello che ho, ed ho davvero tanto. Solo che ho capito di avere avuto un approccio troppo categoriale nell’affrontare la questione. La domanda non è se io possa pregare per l’appendicectomia di Vercingetorige, ma a quali condizioni la mia preghiera per Vercingetorige possa avere un senso.

Certo NON ne ha se la intendiamo come

  • Dire al Principale che mi interessa di Vercingetorige (lo sa, e per quanto possa sembrare strano, interessa molto di più a LUI)
  • Dire al Principale quello che deve fare (lo sa, come giustamente ci ricorda il Maestro)
  • Pensare che più preghiere io reciti, meno sofferenze avrà Vercingetorige, (non è un gioco a premi)

E allora? Recenti riflessioni mi hanno portato ad individuare due aspetti ulteriori rispetto ai quali la preghiera per Vercingetorige può avere un senso.

Considerate il bellissimo verso del salmo 142:2

Sfogo il mio pianto davanti a Lui, espongo davanti a Lui a mia tribolazione.

  1. Sfogo il mio pianto, espongo davanti a Lui, (o anche girato verso di Lui) dall’ebraico פָּנָה  Questo salmo non dice che la preghiera è diretta a Lui, ma che è recitata davanti a Lui. E’ come se l’atto di pregare istituisse uno spazio tra me e il Principale, fatto apposta perché io vi esponga le mie preoccupazioni, le mie sofferenze i miei guai.
    1. A chi serve? Non serve al Principale, che sa tutto, ma serve a me, poiché, verbalizzando le mie ansie, le mie paure, le mie sofferenze, i miei desideri, ho possibilità di pormeli davanti agli occhi, di analizzarli, di fare ordine, di ritrovare il giusto rapporto con le cose della vita.
    2. La cosa ha ancora più senso se la preghiera è un fatto collettivo. Esponendo ciò che opprime il mio animo alla Comunità mi metto in condizione di riceverne il giusto sollievo.
  2. Ma c’è un altro motivo. Esporre davanti al Principale ciò che mi capita significa manifestarGli di sapere che è al mio fianco. Anche questo non serve a Lui, che è sempre al mio fianco, ma serve a me, per ricordarmi chi sono, per rammentarmi che in qualsiasi momento, in qualsiasi difficoltà Lui è lì con me e per me. Rammentarsi questo, sapere di avere al proprio fianco un simile supporto, è un elemento insostituibile nei momenti di difficoltà
  3. Attraverso la preghiera si può rileggere la propria vita in senso verticale, cercando di dare una veste spirituale a ciò che ci capita. Se ci pensate, preghiera, eulogia, significa anche usare bene il logos, la parola e la ragione, e non vedo francamente un modo migliore di ragionare se non quello di rileggere ciò che capita alla luce della presenza del Principale.

Alla fine dunque io prego per Vercingetorige

  • perché facendolo mi sento meglio,
  • perché mi ricordo di avere il Principale al mio fianco e confido nella sua luce qualunque cosa accada,
  • perché riordinando le idee davanti al Principale capisco meglio cosa capita e quale debba essere il mio ruolo di agente spirituale nella situazione contingente

Prima o poi avrete occasione di dirmi cosa ne pensate

Rob

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