LA PARTE SCOMODA DELLA CASA

Il giovedì è per me il giorno più faticoso della settimana. La stanchezza del lavoro comincia a farsi sentire e l’orario lavorativo si protrae per il pomeriggio intero. Così, dopo un giorno passato tra contribuenti impauriti o arrabbiati, numeri e norme, non vedo l’ora di tornare a casa per una serata tranquilla, di quelle da addormentarsi davanti alla TV o leggendo un libro. Ma poi arrivi nella tua reggia… e ti ritrovi il salone pieno di bambini imbizzarriti o che tua moglie ha invitato qualcuno a cena. In quel momento la sala è per te la stanza più scomoda della casa. Anzi no, ce n’è sempre un’altra difficile da battere in questo primato dello spazio meno ambito dell’edificio: lo sgabuzzino del sottotetto. Immaginate me, un “cristone” di un metro e ottantatré per novanta e passa chili di pura legnosità, accucciarmi o persino sdraiarmi in quello spazio angusto, pieno di cose di vecchio o sporadico utilizzo, delle valigie per le vacanze, delle decorazioni per il Natale, delle attrezzature ginniche di un tempo, dei vari aggeggi utilizzati quando i figli erano infanti. Un luogo angusto e terribilmente caldo, da cui esco ogni volta provato nel fisico e nello spirito, contento al massimo dell’aver preservato la virtù nel non aver nominato il nome di Dio invano. Ogni casa ha i suoi luoghi scomodi. Eppure anche questi posti sono necessari ed è necessario viverli. E’ importante, anche quando siamo stanchi e desiderosi del raccoglimento della solitudine, stare con la nostra famiglia, confrontarsi e scambiarsi idee e sentimenti con gli adulti che la compongono, costruire serenità per i bambini che vi crescono, pur nel mezzo di quella confusione che ci destabilizza. Ed è importante anche quello sgabuzzino polveroso e scomodo, che non pullula certo della stessa vitalità, ma della vita dei nostri ricordi sì, come dell’utilità di risorse riposte lì in attesa di offrire ancora il loro servigio. La scomodità, temporanea o permanente, di queste stanze non li rende spazi estranei alla casa. Non sono meno “casa nostra” della camera in cui ci rifugeremmo a volte volentieri come adolescenti ad ascoltare musica in cuffia. Come una casa, anche una chiesa ha i suoi “luoghi scomodi”. Certo, in essa noi vogliamo sentirci accolti, in essa vogliamo sentirci scaldati e riempiti della partecipazione del Sacro, in essa vogliamo rispecchiarci nelle visioni di fondo, sentire una comunione di anime che corrobori il nostro resistere ed agire nel mondo. L’azione critica, eretica, della nostra tradizione unitariana ha rimosso molte di quelle “scomodità” con cui le “vecchie chiese” si presentavano al mondo, come il dogma incomprensibile o il rigore bigotto. Può forse sembrare, per questo, che la nostra chiesa abbia panche meno dure. Ma questa rimozione non è stata operata nel nome della comodità, ma nel nome della verità per come essa appare alla ragione e alla coscienza, ossia non come perentoria statuizione, ma come costante ricerca e faticosa costruzione. Una ricerca della verità che include il dubbio come sua ancella e la dignità umana come suo faro. Una ricerca della verità che comoda non lo è affatto, perché implica il costante rimettersi in discussione. E’ da questo cuore pulsante che si dipana il nostro peculiare modo di essere chiesa, che implica un costante dialogo, ma anche un inevitabile e scomodo confronto. Il nostro modo di essere chiesa ha scelto volontariamente di sedersi nel salotto affollato di voci discordanti. La nostra è una comunione di fiori differenti, che si riconoscono vicendevolmente come ricchezza. Lo ripetiamo quasi allo sfinimento, quasi fino allo scadere nella retorica. Ma siamo sicuri che stiamo comprendendo il senso di questa ricchezza? Purtroppo non sempre. Troppo spesso vedo un timore nel convivere e nel confrontarsi con le idee dell’altro, piuttosto che un atteggiamento di sano sforzo per capire, per mettersi nei panni altrui ed intendere le motivazioni del cuore dietro i movimenti del pensiero. Troppo spesso sento dire: “La tua idea è pericolosa” come un ostacolo posto al confronto ancor prima che questo avvenga, forti di convinzioni intellettuali, etiche e politiche, che si saldano in noccioli così impermeabili da non far trapelare più né il vento del dubbio, né il bagliore della reciproca comprensione. La diversità è ricchezza nella misura in cui costringe ad un confronto, rimette in discussione ed accetta l’attivarsi di una comunicazione in cui ciascuno sia cambiato ed accresciuto attraverso il dialogo. Accanto a questo, certo più nascosto, la nostra chiesa ha anche il suo scomodo sgabuzzino, in cui piegarsi nella polvere alla ricerca di risorse riposte come strumenti da tornare ad utilizzare. L’essere aperti a diversi cammini non vuol dire disconoscere il fatto di avere una lunga storia ed una ricca tradizione con cui confrontarsi ed a cui attingere per crescere nel nostro percorso spirituale. E la nostra storia è ricca di fior fiore di filosofi e poeti e di sistemi di pensiero (dal cristianesimo unitariano a quello universalista, dal trascendentalismo all’universalismo emergente fin all’umanesimo religioso), che possono ancora offrire stimoli e riflessioni su cui esercitare la sensibilità ed il pensiero. Anche quello con un patrimonio di idee, di elaborazioni, di simboli, è un confronto a cui chi entra in una chiesa non può sottrarsi, non per aderire pedissequamente alle sue risposte, ma ancora una volta per lasciarsi mettere in discussione dalle sue domande. Crescere spiritualmente attraverso la ricerca, il confronto, il dialogo: questo è (da sempre) il fine di una “buona” chiesa unitariana. Troppo spesso, invece, assistiamo (ahimè, non solo e non tanto tra di noi, ma un po’ ovunque) ad una visione distorta e svilita della partecipazione ad una comunità universalista unitariana, in cui si usa la chiesa al solo fine di legittimare le proprie idee, senza mai davvero accettare la sfida del metterle e mettersi in discussione. In qualche modo è come se si chiedesse alla grande casa dell’Universalismo Unitariano di avere solo un tipo di stanza: la cameretta in cui rifugiarsi per restare da soli con i propri pensieri, protetti dalle mura della casa dalle aggressioni del mondo esterno, ma non chiamati a vivere la scomodità delle altre stanze, in cui la casa ci chiede di condividere il nostro spazio con la presenza dei suoi abitanti o il racconto della sua storia. Con una battuta potremmo dire che la casa si trasforma in un albergo. Ma non sto dicendo che un momento di riflessione solitaria, di meditazione raccolta, di dialogo con se stessi non sia importante, anzi: è fondamentale. Ma lo è nella misura in cui quel momento è esso stesso ricerca di legami profondi con la vita e di esplorazione delle connessioni con le altre vite. Se così non è, allora è come mettersi le cuffie per non sentire la mamma che ti chiama e ti chiede se hai iniziato a fare i compiti. Così non si cresce, si rimane chiusi nella cameretta di un’eterna adolescenza spirituale. Qualcuno ritiene, però, che questo invito ad un confronto necessario non sia “Universalismo Unitariano”. Non lo sarebbe nella misura in cui implica una comunità “guidata” da persone che gestiscono questo processo, offrendo gli stimoli della nostra tradizione plurale ed invitando le idee di tutti a mettersi in gioco nel confronto. Quando, invece, per una simile visione dell’Universalismo Unitariano è il singolo, nella sua totale autonomia, l’elemento propulsivo e qualsiasi intento di canalizzare e convogliare un tale impulso finisce per essere un’imposizione che limita la libertà del singolo. Ognuno è libero di scegliere i modelli che ritiene e la tradizione può consegnarsi al passato. Il dialogo con l’altro è auspicabile, ma non può essere obbligatorio, solo una libera aggiunta. Credo che questo argomento sia fallace da due punti di vista. Il primo è nella concezione dell’essere umano che essa sottintende, come arbitrio incondizionato dell’individuo pienamente autonomo. Ma la libertà dell’essere umano non si costruisce affatto nella totale autonomia. L’essere umano è per definizione “creatura aperta”, aperta all’esperienza e al mistero, aperta alla relazione e alla socialità. La libertà umana è “maturità”, vale a dire capacità di scegliere nella consapevolezza di questa apertura connaturata alla propria umanità, delle relazioni con la vita e con le vite, delle possibilità e delle responsabilità che esse implicano. L’aver confuso la libertà con l’arbitrio incondizionato dell’individuo disconnesso e atomizzato è l’errore del pensiero “liberale” (in senso ampio), compreso quello unitariano, il cui prezzo storico stiamo purtroppo pagando adesso, con il ritorno di idee assolutamente illiberali, che però promettono la ricostruzione di “tessuti di unità”, ahimè attorno a piccole patrie piuttosto che alla nostra comune umanità. In questo contesto il pensiero ed il vivere religioso possono fare molto per rispondere a questa deriva, rimettendo l’individuo al centro delle connessioni in cui la libertà non è più espressione incondizionata di individui astratti, ma espressione concreta della propria umanità. Di qui nasce il secondo vulnus, che è nella concezione di chiesa ed in particolar modo di chiesa UU che questa visione implica. Se la libertà umana è maturità e l’esperienza religiosa può ad essa contribuire come veicolo di molteplici connessioni, allora la chiesa, anche la più aperta delle chiese come noi pretendiamo essere, non può solo essere luogo di accoglienza, ma deve essere “palestra dello Spirito”, ovvero luogo in cui quella maturità si esercita e si sviluppa, nel dialogo con lo Spirito, ma anche nel confronto con una comunità ed una tradizione che renda più recettivi all’esperienza spirituale. E’ più “unitariano” raccogliere questa sfida o semplicemente ed incondizionatamente accogliere. Non lo so, non sta a me dare i voti all’unitarianesimo altrui. Ma giova ricordare come la tradizione dell’unitarianesimo “bostoniano” si rispondeva alle diatribe tra cattolici e protestanti sulla salvezza tramite le opere o tramite la fede proponendo un terzo ed originale modello: la “salvezza attraverso il carattere”. Ci si salva, avrebbe detto un unitariano di allora, cercando di crescere e diventare una persona migliore. Ora, forse non abbiamo bisogno di tirar fuori dal ripostiglio le categorie impolverate della salvezza, ma la centralità dell’impegno unitariano alla crescita morale e spirituale dell’individuo merita la fatica di chinarsi in quello sgabuzzino arroventato del sottotetto per tirarla fuori. E con essa la necessità di una chiesa che sappia proporre, attraverso il dialogo della comunità e la riflessione sulla tradizione, sfide allo spirito di ciascuno per cimentarsi in questa crescita E’ terribilmente scomodo, lo so. Ma so al contempo che siamo chiamati a farlo. Nella Sacra Avventura, Alessandro.

Liturgia 5 Marzo

Parole di accoglienza

“Ebbi fame, e mi deste da mangiare.
Ebbi sete, e mi deste da bere.
Fui forestiere, e m’accoglieste.
Fui ignudo, e mi rivestiste.
Fui infermo, e mi visitaste.
Fui in prigione, e veniste a trovarmi.”
“Quando avremmo fatto tutto questo, Signore?”
“In verità vi dico che ogni volta che l’avete fatto a uno di questi miei piccoli fratelli,
l’avete fatto a me.”
(Adattamento da Matteo 25)

Vieni in questo posto di pace e lascia che il suo silenzio sani il tuo spirito;
Vieni in questo posto di memoria e lascia che la sua storia riscaldi il tuo animo;
Vieni in questo posto di profezia e di potenzialità e lascia che la sua visione cambi il tuo cuore.
(William F. Schulz, U*U)

Fratelli e sorelle, con queste parole di accoglienza vi do il benvenuto a questo incontro di meditazione e devozione.

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.
Lett:
Accendiamo questo calice in unione con coloro che stanno soffrendo a casua delle loro convinzioni, della povertà, della malattia, della disoccupazione, della persecuzione, dell’esilio, della prigione; per gli assenti, per coloro che stanno morendo, per coloro che sono sommersi dal lavoro. Possano l’amore, la gioia e la pace regnare nel mondo e possano libertà e tolleranza essere le nostre virtù.
(Offerto da Uwayisaba Clement dalla Chiesa Unitariana del Ruanda)
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno di tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
LETTURE

Dalla Bibbia
(I rapporti nella comunità)
1…Vi esorto a camminare nel modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati, 2 con ogni umiltà e mitezza, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri nell’amore, 3 studiandovi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.(Efesini 4:1-3)

Dalle religioni nel mondo
(Il valore della comunità)
La comunità è composta di persone che cercano di comprendere la verità della natura umana, di individuare il modo migliore per condurre la propria vita e che aspirano al conseguimento della suprema illuminazione. Avere attorno questo genere di persone ci aiuta a migliorare. Un ambiente favorevole come questo ci darà molte opportunità per imparare e per essere incoraggiati dagli altri. Questo incoraggiamento ci aiuterà a mantenere salda la nostra pratica, anche quando le difficoltà ci fanno sentire in procinto di arrenderci.
Ho sentito dire che se si vuole allevare una cettia del Giappone (Cettia diphone, un uccello canoro) in modo che canti con la sua bellissima voce, si dovrebbe fare in modo di porre l’uccello vicino ad un’altra cettia che sia solita cantare con il suo bel richiamo. (Nikkyo Niwano, fondatore buddismo Rissho Kosei Kai)

Dalla tradizione UU
(La salvezza attraverso il carattere)
La religione è ricerca di un sentimento di riconnessione con una sorta di salutare completezza. E la forma più durevole di questa salute e completezza è il carattere, che ricollega gli individuo con le sue più grandi possibilità, come con i suoi ruoli più vividi e responsabili nella vita, nella famiglia, nella società e nella storia. L’eredità legittima delle divinità dissolte è una religione della salvezza attraverso il carattere, radicata negli elementi più nobili della nostra comune umanità. (Davidson Loehr)

Sermone: LA PARTE SCOMODA DELLA CASA
Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen
Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla di Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]
Preghiera conclusiva
Lett: 1) Non chiederti solo di cosa il mondo ha bisogno.
Chiediti che cosa ti fa sentire vivo.
Poi mettilo in pratica.
Perché ciò i cui il mondo ha bisogno
è di donne e uomini
che sentano la forza della vita.
2) Possa lo Spirito della Vita
proteggerci insieme,
possa nutrirci insieme.
Possiamo noi
lavorare insieme,
unendo le nostre forze
per il bene dell’umanità.
Possiamo sempre amarci,
perché ci sia pace,
sempre pace,
una pace perfetta.
Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA
Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa fanno parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Oggi voglio proporvi di pregare e meditare insieme seguendo due diverse fonti di ispirazione.
La prima fonte di ispirazione a cui vorrei ci rivolgessimo è Gesù. Con il suo insegnamento e la sua parabola esistenziale, Egli rappresenta un punto di riferimento per i cristiani, ma anche per tutte le persone aperte al Vangelo. Ma, seguendo la nostra tradizione, noi non pregheremo Gesù, bensì immagineremo di averlo idealmente con noi nella preghiera, per riscoprire il nostro essere Figli di un amore che ci ha creato e che ci ispira.
La seconda fonte di ispirazione è il profondo legame con l’Universo, che ha trovato espressione nella nostra tradizione nelle voci del trascendentalismo, dell’umanismo religioso come dell’universalismo emergente.

PREGARE CON GESU’
Cominciamo con Gesù, ritrovando lo spirito della preghiera nelle parole del Vangelo:
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.”
Aiutaci, o Signore, a non perdere mai il sapore di una vita autentica, radicata nel Tuo Spirito.
“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”
Aiutaci, o Signore, a far risplendere attraverso di noi la Tua luce.
(citazioni dal Vangelo secondo Matteo 5, 13-16)
Ed ora concludiamo questo momento pregando con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, che esprimono quell’amore che ci ha creato ed in cui tutti ci riconosciamo attraverso la metafora del Padre:
“Padre Nostro,
che sei nei cieli.
Sia santificato il Tuo nome.
Venga il Tuo Regno.
Sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane spirituale.
Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non ci abbandonare nella tentazione,
ma liberaci dal Male.”
Perché Tuo è il Regno, Tua la gloria, nei secoli dei secoli.
Amen

PARTECIPI DELL’UNIVERSO
Meditiamo, invece, ora sulla nostra fondamentale partecipazione ad un universo unito, creativo, plurale ed in costante costruzione con queste parole, che sintetizzano molte voci provenienti dalla nostra tradizione UU:
Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.
Lettore:
Il grembo delle stelle ci abbraccia; resti delle loro fornaci ardenti pulsano nelle nostre vene.
Noi siamo parte delle stelle, polvere delle loro esplosioni dispersi attraverso lo spazio.
Noi siamo parte della terra, respiriamo e viviamo nel respiro di piante secolari e bestie ancestrali.
Le loro cellule nutrono il suolo; noi costruiamo le nostre comunità sulla raccolta dei loro doni.
Le nostre dita tracciano curve scolpite nell’argilla e nella pietra da antenati a noi sconosciuti.
Noi siamo una parte del grande cerchio dell’umanità riunita intorno al fuoco, al focolare, all’altare.
Ci riuniamo di nuovo in questo giorno per celebrare il nostro patrimonio comune.
Ricordiamo con gratitudine tutto ciò che ci ha dato vita.
(Joy Atkinson, UU)
Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

LITURGIA 5 FEBBRAIO 2017

 

Parole di accoglienza

“Ebbi fame, e mi deste da mangiare.
Ebbi sete, e mi deste da bere.
Fui forestiere, e m’accoglieste.
Fui ignudo, e mi rivestiste.
Fui infermo, e mi visitaste.
Fui in prigione, e veniste a trovarmi.”
“Quando avremmo fatto tutto questo, Signore?”
“In verità vi dico che ogni volta che l’avete fatto a uno di questi miei piccoli fratelli,
l’avete fatto a me.”
(Adattamento da Matteo 25)

Vieni in questo posto di pace e lascia che il suo silenzio sani il tuo spirito;
Vieni in questo posto di memoria e lascia che la sua storia riscaldi il tuo animo;
Vieni in questo posto di profezia e di potenzialità e lascia che la sua visione cambi il tuo cuore.
(William F. Schulz, U*U)

Fratelli e sorelle, con queste parole di accoglienza vi do il benvenuto a questo incontro di meditazione e devozione.

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.
Lett:
Possano sulla Terra ardere solo fuochi utili e buoni. Possano le fiamme non essere fonte di distruzione, ma delle amiche. Possa la luce di questa fiamma rammentarci il cammino della pace e della saggezza.
(Offerta dalla Società religiosa degli Unitariani cechi)
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno di tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE

Dalla Bibbia
(Un accensione cristiana del calice)
Tu sei luce alla nostra lampada, che rischiara le nostre tenebre (Salmo18)
Tu sei nostra luce e nostra salvezza, di che avremo paura? (Salmo 27)
E’ in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce. (Salmo 27)
Aiutaci a far brillare come chiaro bagliore la giustizia, c
he il mondo sta cercando,
come il meriggio il diritto,
che spetta ad ogni persona. (Salmo 37)
Manda la tua verità e la tua luce;
siano esse a guidarci e a condurci al tuo monte santo e alle tue dimore.
per giungere all’altare del Divino,
alla Sorgente del nostro giubilo e della nostra gioia. (Salmo 43)
(adattamento dai Salmi)

Dalle religioni nel mondo
(Una comunione taoista dei fiori)
Alzati, mia immortale sorella. E ricorda che ogni persona, ogni animale, ogni pianta è preziosa, senza eccezione alcuna. Non essere critica verso nulla del mondo che ti circonda. Prendi il tuo cesto e disperdi i tuoi fiori al vento e io dirò ai miei uccelli di volar via e di nidificare in ogni cespuglio, su ogni albero di questa montagna

Dalla tradizione UU
Possiamo trovare una qualche “identità nella differenza” nell’Universalismo Unitariano, così che cammini spirituali davvero differenti possano esistere fianco a fianco in una comunità che conferisce a ciascuno di essi plausibilità sociale e, così, un aura di realtà? Credo che una tale unità sottostante ci sia e che possiamo trovare un modello di ricerca spirituale che sia costruito su “partecipazione” e “trascendenza di sé” (self-transcendence). La ricerca spirituale è un cercare di divenire qualcosa di più di quel che già siamo, di partecipare ad una realtà più ampia di noi stessi. (Richard Grigg, UU)
Sermone: UNA PARTE PER IL TUTTO
Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen

Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla di Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:

Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

Preghiera conclusiva
Lett: 1) Non chiederti solo di cosa il mondo ha bisogno.
Chiediti che cosa ti fa sentire vivo.
Poi mettilo in pratica.
Perché ciò i cui il mondo ha bisogno
è di donne e uomini
che sentano la forza della vita.
2) Possa lo Spirito della Vita
proteggerci insieme,
possa nutrirci insieme.
Possiamo noi
lavorare insieme,
unendo le nostre forze
per il bene dell’umanità.
Possiamo sempre amarci,
perché ci sia pace,
sempre pace,
una pace perfetta.

Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA

Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa fanno parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Oggi voglio proporvi di pregare e meditare insieme seguendo due diverse fonti di ispirazione.

La prima fonte di ispirazione a cui vorrei ci rivolgessimo è Gesù. Con il suo insegnamento e la sua parabola esistenziale, Egli rappresenta un punto di riferimento per i cristiani, ma anche per tutte le persone aperte al Vangelo. Ma, seguendo la nostra tradizione, noi non pregheremo Gesù, bensì immagineremo di averlo idealmente con noi nella preghiera, per riscoprire il nostro essere Figli di un amore che ci ha creato e che ci ispira.

La seconda fonte di ispirazione è il profondo legame con l’Universo, che ha trovato espressione nella nostra tradizione nelle voci del trascendentalismo, dell’umanismo religioso come dell’universalismo emergente.

PREGARE CON GESU’

Cominciamo con Gesù, ritrovando lo spirito della preghiera nelle parole del Vangelo:

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.”
Aiutaci, o Signore, a non perdere mai il sapore di una vita autentica, radicata nel Tuo Spirito.
“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”
Aiutaci, o Signore, a far risplendere attraverso di noi la Tua luce.
(citazioni dal Vangelo secondo Matteo 5, 13-16)

Ed ora concludiamo questo momento pregando con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, che esprimono quell’amore che ci ha creato ed in cui tutti ci riconosciamo attraverso la metafora del Padre:

“Padre Nostro,
che sei nei cieli.
Sia santificato il Tuo nome.
Venga il Tuo Regno.
Sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane spirituale.
Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non ci abbandonare nella tentazione,
ma liberaci dal Male.”
Perché Tuo è il Regno, Tua la gloria, nei secoli dei secoli.
Amen

PARTECIPI DELL’UNIVERSO

Meditiamo, invece, ora sulla nostra fondamentale partecipazione ad un universo unito, creativo, plurale ed in costante costruzione con queste parole, che sintetizzano molte voci provenienti dalla nostra tradizione UU:

Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.

Lettore:
Il grembo delle stelle ci abbraccia; resti delle loro fornaci ardenti pulsano nelle nostre vene.
Noi siamo parte delle stelle, polvere delle loro esplosioni dispersi attraverso lo spazio.
Noi siamo parte della terra, respiriamo e viviamo nel respiro di piante secolari e bestie ancestrali.
Le loro cellule nutrono il suolo; noi costruiamo le nostre comunità sulla raccolta dei loro doni.
Le nostre dita tracciano curve scolpite nell’argilla e nella pietra da antenati a noi sconosciuti.
Noi siamo una parte del grande cerchio dell’umanità riunita intorno al fuoco, al focolare, all’altare.
Ci riuniamo di nuovo in questo giorno per celebrare il nostro patrimonio comune.
Ricordiamo con gratitudine tutto ciò che ci ha dato vita.
(Joy Atkinson, UU)

Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

Vercingetorige ha l’appendicite

Cari Amici,

Dato che sono in ferie e siamo nelle sapienti mani di Lawrence, ho intenzione di fare uso privato del mezzo pubblico e raccontarvi un po’ di fatti miei. Una delle cose di cui sono più debitore ai miei studi di psicologia è la differenza tra approccio categoriale e approccio dimensionale.

  1. L’approccio categoriale implica questioni a cui è possibile rispondere esaustivamente con un sì o con un no. Bestemmiare il Principale è peccato per un giudeocristiano? Sì. Le affermazioni dogmatiche sulla natura di Dio, sull’esistenza dell’al di là… hanno un senso? No. Fumare fa male? Sì
  2. Ma accanto a questo c’è anche un approccio dimensionale. Questo approccio non mira a stabilire un si o un no, ma uno spazio di possibilità, una o più soglie al di sotto delle quali un certo tipo di comportamento sia consentito. Bere vino fa male? Dipende… un bicchiere può anche far bene. L’uso di droghe è da disapprovare? Dipende dalle droghe e dai contesti. Ci sono contesti medico antalgici in cui l’uso di droghe è un atto, spesso l’ultimo, di umanità.

Tutto questo preambolo per dirvi: alla domanda di un tal fedele Ermenippo “posso io pregare per mio cugino Vercingetorige che domani avrà una appendicectomia?” fino a qualche tempo fa avrei risposto sostanzialmente di no. Troppo forte è in me l’esperienza terribile del mercanteggio bigotto di immaginette, di litanie e di preghiere a ripetizione, da pensare che questo possa essere un approccio gradito al Principale. Io ripudio con tutte le mie forze l’uso strumentale e condizionale della preghiera… il pregare per ottenere qualcosa, il pregare ponendo… condizioni. Avrei risposto “Caro Ermenippo, come dice il Maestro: non sprecate parole, il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. (Mt 6:8) piuttosto rammentati della dimensione eulogica, di ringraziamento, della preghiera, ringrazia il Principale di ciò che hai, cospargi il mondo di bontà e gratitudine e vedrai che, essendo il mondo una rete interconnessa, anche tuo cugino Vercingetorige ne beneficerà”.

E ora? Ho cambiato idea? Certo che no, continuo a ripudiare le immaginette e le giaculatorie e continuo a ringraziare il Principale per tutto quello che ho, ed ho davvero tanto. Solo che ho capito di avere avuto un approccio troppo categoriale nell’affrontare la questione. La domanda non è se io possa pregare per l’appendicectomia di Vercingetorige, ma a quali condizioni la mia preghiera per Vercingetorige possa avere un senso.

Certo NON ne ha se la intendiamo come

  • Dire al Principale che mi interessa di Vercingetorige (lo sa, e per quanto possa sembrare strano, interessa molto di più a LUI)
  • Dire al Principale quello che deve fare (lo sa, come giustamente ci ricorda il Maestro)
  • Pensare che più preghiere io reciti, meno sofferenze avrà Vercingetorige, (non è un gioco a premi)

E allora? Recenti riflessioni mi hanno portato ad individuare due aspetti ulteriori rispetto ai quali la preghiera per Vercingetorige può avere un senso.

Considerate il bellissimo verso del salmo 142:2

Sfogo il mio pianto davanti a Lui, espongo davanti a Lui a mia tribolazione.

  1. Sfogo il mio pianto, espongo davanti a Lui, (o anche girato verso di Lui) dall’ebraico פָּנָה  Questo salmo non dice che la preghiera è diretta a Lui, ma che è recitata davanti a Lui. E’ come se l’atto di pregare istituisse uno spazio tra me e il Principale, fatto apposta perché io vi esponga le mie preoccupazioni, le mie sofferenze i miei guai.
    1. A chi serve? Non serve al Principale, che sa tutto, ma serve a me, poiché, verbalizzando le mie ansie, le mie paure, le mie sofferenze, i miei desideri, ho possibilità di pormeli davanti agli occhi, di analizzarli, di fare ordine, di ritrovare il giusto rapporto con le cose della vita.
    2. La cosa ha ancora più senso se la preghiera è un fatto collettivo. Esponendo ciò che opprime il mio animo alla Comunità mi metto in condizione di riceverne il giusto sollievo.
  2. Ma c’è un altro motivo. Esporre davanti al Principale ciò che mi capita significa manifestarGli di sapere che è al mio fianco. Anche questo non serve a Lui, che è sempre al mio fianco, ma serve a me, per ricordarmi chi sono, per rammentarmi che in qualsiasi momento, in qualsiasi difficoltà Lui è lì con me e per me. Rammentarsi questo, sapere di avere al proprio fianco un simile supporto, è un elemento insostituibile nei momenti di difficoltà
  3. Attraverso la preghiera si può rileggere la propria vita in senso verticale, cercando di dare una veste spirituale a ciò che ci capita. Se ci pensate, preghiera, eulogia, significa anche usare bene il logos, la parola e la ragione, e non vedo francamente un modo migliore di ragionare se non quello di rileggere ciò che capita alla luce della presenza del Principale.

Alla fine dunque io prego per Vercingetorige

  • perché facendolo mi sento meglio,
  • perché mi ricordo di avere il Principale al mio fianco e confido nella sua luce qualunque cosa accada,
  • perché riordinando le idee davanti al Principale capisco meglio cosa capita e quale debba essere il mio ruolo di agente spirituale nella situazione contingente

Prima o poi avrete occasione di dirmi cosa ne pensate

Rob

L’ERA GLACIALE … OVVERO LA RELIGIONE COME RESILIENZA

RIFERIMENTI LETTURE:
Dalla Bibbia: Matteo 26,69-72; Atti 1:15-22; Luca 18:7-8.
Dalla tradizione UU: “Campane di Natale” di Henry Wadsworth Longfellow
Dalle religioni nel mondo: Tao Te Ching cap. 78

Lo sapete bene: se avete la ventura (o sventura, fate voi) di assistere ad un mio sermone nelle vicinanze del Solstizio di Inverno, vi troverete spesso a dovervi sorbire una qualche riflessione sul tema della crisi e della rinascita. Perché abbandonare certe tradizioni proprio durante le feste? E poi dovrò pure vendicarmi con qualcuno della pessima musica natalizia che Rob mi posta sul profilo per mandarmi di traverso il Natale?
Per i più disattenti, riepiloghiamo il concetto: il Solstizio è (giorno più, giorno meno) il momento dell’anno in cui più lunga è la notte, ma dal quale in poi le ore di luce cominciano a recuperarsi il loro spazio. In tutte le culture questa ricorrenza ciclica viene collegata a profondi significati simbolici. Il solstizio è in qualche modo simbolo della luce della speranza, che riemerge quando più profonda è la disperazione. Il ripetersi ciclico di questo memoriale cosmico ci ricorda, in fondo, che la speranza c’è sempre, che la speranza prima o poi arriva. Non è un caso che il Natale ricada pochi giorni dopo, raccogliendo questa simbologia universale per farne racconto della speranza riposta in Gesù e nel suo avvento nel mondo. Connesso a questo tema vi è quello della “crisi”, della necessità (sì, perché tale è) di affrontare i momenti di difficoltà come occasioni di crescita, di ridefinizione del nostro modo di affrontare la vita. E anche di questo abbiamo spesso parlato.
Ma c’è qualcosa di nuovo di cui voglio parlarvi. E parte dalla constatazione di quanto questi bei discorsi oggi possano risultare assai poco accettabili di fronte ad una “crisi” così profonda come quella che il mondo sta vivendo dal 2008, crisi economica, crisi di valori, crisi dei sistemi politici e sociali e, di riflesso, crisi personale per la vita di tante persone, che dura ormai da otto anni. E’ una notte troppo lunga, un inverno che sembra non finire, un’era glaciale di fronte alla quale appare assurdo rievocare la luce ed il calore del solstizio.
Come di fronte ad una era glaciale, non tutti ne restano sopraffatti: qualcuno ne trae vantaggio, qualcuno ha risorse materiali perlomeno per non sentirne più di tanto gli effetti, solo qualcuno ha risorse psicologiche, morali e spirituali per continuare a seguire il nostro usuale consiglio di fare delle difficoltà un momento di crescita personale.
Ma la nostra vocazione universalista, quella di palesare nella vita di ognuno la possibilità di una speranza, non può farci accontentare di una soluzione che riguardi solo alcuni fortunati. Il nostro sogno è vedere in tutti questa caparbietà della vita, questa ostinazione della speranza, questo riuscire ad opporsi alla pressione della crisi. Magari, certo, accettare di vedersi cambiati anche da queste tragiche esperienze, ma senza mai perdere la capacità di essere autenticamente se stessi ed autenticamente umani; permettere all’esistenza di cambiarci, ma nel solo senso dell’elevazione e dell’apertura a nuove possibilità, non nel senso di un abbrutimento e di una menomazione della nostra sensibilità.
C’è un concetto nelle scienze sociali che cattura questa resistenza dell’essere: quello di “resilienza”. In fisica la resilienza è la capacità di un materiale di riassumere la forma iniziale dopo essere stato sottoposto ad uno stress esterno. In psicologia resilienza è “la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.” (Wikipedia) In maniera analoga, in sociologia il concetto si applica ai gruppi sociali di fronte ad eventi traumatici e lunghe crisi: resiliente è la comunità che riesce a reagire a questi stress rielaborando le proprie visioni e relazioni, mantenendo così intatti coesione e capitale sociale.
Non v’è dubbio che questa lunga crisi abbia messo a dura prova la resilienza delle persone e della nostra società. Allo stesso modo sono sempre più sotto “botta” anche determinati valori, che, seppure non condivisi universalmente o non sempre praticati nei fatti, apparivano comunque consolidati e perlomeno lontani dall’essere posti in discussione nello spazio pubblico. Così è per la tolleranza, la solidarietà disinteressata, il dialogo e altri ancora. In qualche modo anche i valori, quegli stessi in cui noi UU crediamo, sono chiamati a mostrare una loro “resilienza” di fronte alla proposta di paradigmi valoriali alternativi.
Ma a ben guardare questa debolezza dei valori trova il suo fondamento nella disperazione di vite e persone che non riescono ad immaginare se stesse al di là della crisi. Come posso pensare al bene, alla felicità, alla libertà, alla dignità e al rispetto di tutti quando io, nel mio piccolo, tutto questo non riesco a vederlo per me? Per preservare i nostri valori liberali, non basta adempiere all’onere della loro testimonianza: bisogna agire sulle condizioni delle persone e sulla loro resilienza. Azione che in buona parte prescinde da noi ed eccede le nostre possibilità ed il nostro stesso dovere, ma che vede la fede protagonista nell’offrire la capacità e l’apertura personali senza la quali quella resilienza non avrebbe modo alcuno d’essere.
La religione è un enorme fattore di resilienza. Lì dove la pianta della fede ha radici profonde, essa sa piegarsi al vento senza esserne sradicata. Un po’ come il dente di leone, che abbiamo assunto come uno dei nostri simboli. Se, come dice Berger, la religione è il “tentativo di concepire l’universo come umanamente significativo”, una volta assunta come plausibile una qualsiasi risposta, essa non rappresenta solo un quadro concettuale per le proprie convinzioni. Essa ci spinge a rintracciare nella vita dell’universo stesso i movimenti che spingono verso quel senso. E’ così per chi crede in Dio ed in qualche modo ritrova nella sua volontà e nella sua azione il senso di quel che, nel bene e nel male, ci sta accadendo. Ma è così anche per chi rintraccia nella tensione della vita o nell’esigenza della natura umana le spinte ad una ricerca di senso, che non cessa di essere lì dove quel moto sembra arrestarsi, perché non limitata ad un tempo o un luogo, ma processo in atto nell’universo tutto. Tutto ciò non attiene alla religione in sé, ma piuttosto alla fede. Tuttavia è la religione lo strumento che offre alla fede la sua resilienza. Citando ancora Berger, la religione è la “struttura di plausibilità” della fede, raccontando attraverso una tradizione e rinnovando attraverso una pratica ed una comunità la realtà e l’efficacia di quella speranza in cui la fede confida.
Pensiamo a come il cristianesimo stesso sia un esempio di resilienza: esso si è formato a partire non dal fulgido successo di un profeta acclamato, ma dall’insegnamento di uno sconfitto, dallo sconcerto dei suoi seguaci dopo la morte del loro Maestro, dalla capacità di reinventarsi e rileggere quell’insegnamento alla luce di quella sconfitta (pur se, ahimè, molto spesso travisandolo). Il senso di sconfitta e di timore per il loro destino era tale tra gli apostoli che anche colui che porta la solidità della fede nel suo nome, Pietro, cede allo sconforto e nega il suo legame con Gesù. Eppure poco tempo dopo ritroviamo questo stesso Pietro a riorganizzare la comunità cristiana, a razionalizzare l’evento e riattivare le risorse personali e comunitarie, a riprendere la testimonianza con energie nuove.
Venendo alla nostra storia unitariana, il nostro calendario dell’avvento ci ha riproposto la storia del poeta unitariano Henry Wadsworth Longfellow, che scrisse “Le campane di Natale” pochi mesi prima della fine della Guerra Civile negli USA”. Il poeta cattura la disperazione provata dalla nazione dopo anni di guerra. Tratteggiata sulla propria esperienza di ritrovare la speranza dopo una tragedia, i versi finali celebrano l’eccezionale resilienza di gente che resiste in ogni modo al dolore e alla miseria fino a trovare le vie per sperare con fiducia in un giorno di “pace in Terra”.
Nel mio amato Taoismo, invece, la resilienza è connessa alla flessibilità del bambù, alla cedevolezza dell’acqua, alla capacità di affrontare il mondo senza imporsi, ma piuttosto modificando il proprio essere per liberare le risorse innate della vita. E’, dunque, il frutto stesso dell’adeguarsi volontariamente all’esperienza del Tao.
Certo, se è la fede stessa a perdere di plausibilità, la religione può ben poco. Qualcuno afferma che la religiosità liberale si è infilata da sola in questa scelta suicida. Collocare la salvezza in un aldilà non falsificabile e rintracciarne le risorse in interventi sovrannaturali è certamente più comodo. Se uno è disposto a crederci, nessun insuccesso del mondo può smentire una tale fede, che riposa in ciò che è oltre questo mondo. Ma per chi, invece, non è disposto a farlo non resta solo la disperazione: resta la possibilità di un reincanto credibile del mondo attraverso l’esperienza delle nostre connessioni con una vita che ovunque cerca di spingersi più in là, verso la sua piena ed universale dignità, sulla spinta del soffio vitale che la anima, come della tensione alla completezza che la realizza autenticamente. Questa è la fede che muove, magari con parole diverse e diversi riferimenti metafisici, noi universalisti unitariani.
Ma la fede in sé, in questo lungo gelo, è solo un seme riposto sotto la neve. Possiamo confidare che prima o poi cresca, affidarci alla natura o alla provvidenza. Se non fosse che noi essere umani siamo bravissimi ad interporre a questa spontanea potenzialità la schiera dei nostri errori, seppellendo sempre di più il seme fino a farlo soffocare. Oppure possiamo ricordarci di quale sia il compito della religione come supporto essenziale alla fede: noi siamo qui come “chiesa” per rappresentare la tenacia, la realtà e la credibilità di una speranza, che altrove viene data per morta od illusoria. Siamo giustamente preoccupati del terremoto che sta sconquassando i nostri principi e valori etici, ma il miglior modo per rispondere non è limitarsi ad erigerli come una bandiera. Il nostro compito è lavorare con le persone, con la loro disperazione e le loro difficoltà, offrire ad esse il racconto delle nostre esperienze, la prospettiva delle nostre visioni, il conforto delle nostre preghiere, la presenza della nostra comunità… insomma, tutto questo come il segno vivente e vissuto di un sole che non ha smesso di brillare anche sulle coltri bianche di questa era glaciale. Solo attraverso la resilienza della fede che li anima possiamo rendere davvero resilienti i nostri valori. Altrimenti un giorno il freddo finirà, ma il seme sarà morto e non potrà giovarne. “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”
Non posso, però, concludere un sermone che si intitola “L’era glaciale” senza una suggestione dalla “saga” di animazione dall’omonimo titolo. Ripensando ai personaggi, impegnati a sopravvivere tra mille peripezie alla lunga glaciazione, mi è venuto in mente che ognuno ha diversi fattori di resilienza di fronte alla crisi: la si può affrontare con la tenacia della tigre Diego, con il rigore morale dell’elefante Manny o con la solare leggerezza del bradipo Syd. Uno dei punti di forza del nostro essere UU è riconoscere la ricchezza di questa diversità e lavorare per una scommessa individuale e personale su ciascuno. Ma la risorsa attraverso la quale i nostri eroi riescono a superare le avversità è principalmente un’altra: la loro unità, la solidarietà ed il supporto reciproco, il loro sentirsi una famiglia. Ed ecco che, allora, anche il nostro essere comunità è un fattore di resilienza, che interviene direttamente sulle nostre vite, ma anche di riflesso sulle vite altrui, come dimostrazione che, se si permette alla crisi di dividerci ed isolarci, la nostra disperazione non può che farsi più profonda. Resiliente non è chi si chiude in sé, convinto che il miglior attacco è la difesa, ma chi piuttosto accetta di continuare a giocare la partita del mondo, dell’incontro con l’altro e con la vita.
Infiliamoci, dunque, le nostre sciarpe ed i nostri cappotti e non temiamo il gelo. L’era glaciale che stiamo attraversando prima o poi finirà, ma non sarà breve e prevedibile come l’inverno che in questi giorni inizia e già si predispone ad un futuro addio. Ma noi siamo qui, forti della coesione dei nostri legami e del calore aggiuntivo della nostra fede.

Nella Sacra Avventura,

Alessandro.

LITURGIA 18 DICEMBRE 2016

Invocazione iniziale
Il grembo delle stelle ci abbraccia; resti delle loro fornaci ardenti pulsano nelle nostre vene.
Noi siamo parte delle stelle, polvere delle loro esplosioni dispersi attraverso lo spazio.
Noi siamo parte della terra, respiriamo e viviamo nel respiro di piante secolari e bestie ancestrali.
Le loro cellule nutrono il suolo; noi costruiamo le nostre comunità sulla raccolta dei loro doni.
Le nostre dita tracciano curve scolpite nell’argilla e nella pietra da antenati a noi sconosciuti.
Noi siamo una parte del grande cerchio dell’umanità riunita intorno al fuoco, al focolare, all’altare.
Ci riuniamo di nuovo in questo giorno per celebrare il nostro patrimonio comune.
Ricordiamo con gratitudine tutto ciò che ci ha dato vita.
(Joy Atkinson, UU)

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Benvenuti fratelli e sorelle. Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo della presenza del Divino tra noi e della nostra volontà di elevazione spirituale.
Lett: …
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno di tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
LETTURE

Dai Vangeli
69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». 71Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». (Mt 26,69-72)
15 In quei giorni Pietro, alzatosi in mezzo ai discepoli (or il numero delle persone riunite era di circa centoventi), disse: 16 «Fratelli, era necessario che si adempisse questa Scrittura, che lo Spirito Santo predisse per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fu la guida di coloro che arrestarono Gesù. … 21 Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia per tutto il tempo in cui il Signor Gesù è andato e venuto tra noi, 22 cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui egli fu portato in cielo da mezzo a noi, uno di questi diventi testimone con noi della sua risurrezione». (Atti 1:15-22)
“Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»” (Luca 18:7-8).

Dalla tradizione UU

Ho sentito le campane, per Natale,
suonar le loro vecchie càrole consuete
e ripetere, dolci e libere, le parole
di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.
E pensavo a come, venuto quel giorno,
i campanili di tutta la Cristianità
avevano battuto al canto ininterrotto
di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.
E, disperato, ho chinato la testa
“Non c’è pace sulla terra”, ho detto,
“Perché l’odio è troppo forte e si fa gioco del canto
di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini”.
… Allora le campane hanno rintoccato più forte e profondo:
“Dio non è morto, e non dorme;
Il male fallirà, il bene prevarrà
con pace sulla terra, con buona volontà per gli uomini”.
Finché con quei rintocchi e con quel canto
il mondo non è tornato dalla notte al giorno,
una voce, una melodia, un canto sublime
di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.
(Henry Wadsworth Longfellow. Traduzione di Riccardo Venturi)

Dalle religioni nel mondo
Niente al mondo è più flessibile e cedevole dell’acqua. Tuttavia quando attacca ciò che è duro e forte, nessuno riesce a resisterle, perché nulla può cambiarla. (TTC 78, traduzione Thomas Cleary)

Sermone: L’ERA GLACIALE OVVERO LA RELIGIONE COME RESILIENZA
Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen
Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]
Preghiera conclusiva
Lett: 1) Non chiederti solo di cosa il mondo ha bisogno.
Chiediti che cosa ti fa sentire vivo.
Poi mettilo in pratica.
Perché ciò i cui il mondo ha bisogno
è di donne e uomini
che sentano la forza della vita.
2) Possa lo Spirito della Vita
proteggerci insieme,
possa nutrirci insieme.
Possiamo noi
lavorare insieme,
unendo le nostre forze
per il bene dell’umanità.
Possiamo sempre amarci,
perché ci sia pace,
sempre pace,
una pace perfetta.
Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA
Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa è parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, molte delle quali parte organica della nostra stessa tradizione, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Poniamoci, dunque, in ascolto di una di queste testimonianze: la testimonianza universalista trascendentalista”
Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.
Lettore: L’universo fuori di noi e l’universo dentro di noi sono un solo universo. Ed è perciò così che i nostri sforzi, i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre ambizioni sono i sogni, le speranze e le ambizioni dell’universo stesso. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sta muovendo verso il raggiungimento dell’auto-consapevolezza e dell’auto-coscienza. I nostri sforzi per capire il mondo e il nostro posto in esso sono espressione del profondo moto unisono dell’Universo verso il significato. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sogna sogni e mete che muovono verso possibilità sconosciute. Anche l’impulso morale, che tesse la sua strada attraverso la nostra vita e che ci spinge a perseguire e praticare la giustizia, la misericordia e la compassione, è inserito nell’universo stesso ed è questo desiderio universale che trova espressione nei nostri momenti migliori. (David Bumbaugh, UU)
Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

La provocazione del Tao

Amiche ed amici, ci ritroviamo, stavolta solo virtualmente, dopo il bell’incontro che abbiamo avuto a Bologna. Un incontro dove, dopo un periodo di timori, incertezze e riflessioni critiche, ho sperimentato personalmente il piacere di sentirmi di nuovo a casa in questa nostra piccola chiesa. Sarà il luogo, la piccola, curiosa e calda saletta dell’Hotel “Il Guercino”, dove già vi incontrai (almeno chi già c’era) per la prima volta 8 anni or sono, indossando curiosamente la stessa giacca e lo stesso hi-shang nero; sarà il tema, quello del viaggio, che fu lo stesso della prima conferenza della Compagnia del Tao cui assistetti 11 anni fa; comunque sia, ho rivissuto quello spirito entusiasta e pioniere di quei tempi passati. Ed ho potuto rimettere insieme le fila del mio complicato rapporto con le tradizioni, giocato nel punto di intersezione tra taoismo, cristianesimo e gli spunti originali di universalismo ed unitarianesimo.
Negli ultimi anni era maturata in me, infatti, la convinzione di un limite insormontabile per il nostro approccio UU, e cioè che qualsiasi tradizione vissuta all’interno degli UU, eccezion fatta forse per l’unitarianesimo cristiano, forte della solidità della sua storia, fosse condannata all’ostracismo da parte dei rappresentanti di quelle tradizioni e, quindi, interdetta dalla possibilità di un lavoro approfondito di comprensione ed assimilazione di quella tradizione. Proprio per questo mi sono dedicato alla ricerca di una tradizione propria ed autonoma per un cammino spirituale che non fosse “UU qualcosa”, ma “UU e basta”. Certamente i segreti esoterici di una tradizione possono esserci interdetti, non per nostro limite, ma per quello della diffidenza e della chiusura di realtà religiose fortemente gelose della loro identità. E certamente molto ha la nostra cultura UU da dire di originale al percorso religioso e spirituale di ognuno. Ma l’incontro di domenica scorsa mi ha posto di fronte ad una domanda per cui scandagliare i ricordi del proprio passato: perché sei diventato UU?
Mi sono, così, rammentato (non che lo avessi dimenticato, ma era un ricordo non più cucito sulla pelle) di essere diventato UU da taoista, cercando di vivere il Tao, di crescere come taoista, senza nessuna intenzione di essere altro che quello. Nel “mistero e meraviglia del Trascendente” ritrovavo il Tao come forza capace di “creare e sostenere la vita” ed il “rinnovamento spirituale” cui ci spinge. Nell’ispirazione delle “tradizioni incentrate sulla Terra” rivedevo l’attenzione taoista ai “ritmi della natura”. Nel Primo Principio la dignità espressa nell’accogliere le Diecimila Creature come manifestazioni del Tao stesso, nel Settimo Principio rintracciavo il Tao come Ta Luo, la Grande Rete, che manifesta il Tao come matrice di connessione ed unità tra ogni cosa. L’incontro con la diversità dell’altro era un modo di vivere concretamente la dinamica dello Yin e dello Yang, della crisi e della crescita. Ma soprattutto e più di tutto, vedevo nel modo UU di vivere la fede come qualcosa di aperto la massima espressione di quel “wei wu wei”, “agisci non forzando” le cose ad essere altro da ciò che possono essere, e di quel “nutrire senza chiedere nulla in cambio”, che assieme rappresentano la provocazione principale del Taoismo. Scoprire, poi, l’affinità che il Taoismo aveva con alcune importanti voci della storia UU, da Ralph Waldo Emerson ad Albert Ziegler, non poteva che farmi sentire a casa ed, anzi, mi ha ad un certo punto convinto, forse illuso, di poter riaffermare le mie convinzioni in una chiave puramente UU.
Non vi racconto tutto questo per mero gusto biografico. Ognuno di noi ha una o più tradizioni o culture religiose che più lo influenzano e la nostra fede aperta ci invita a viverle proprio qui, in una comunità che non si identifica in quelle tradizioni, come, in un certo senso, neppure nella propria. Questa è di per sé una provocazione difficilmente digeribile dalle altre tradizioni. Eppure cosa sarebbe rimasto della “provocazione del Tao” scegliendo di viverle in un contesto di religione gerarchica ed identitaria, quale anche il Taoismo organizzato è? Dico questo con il massimo rispetto per chi ha scelto questa via più tradizionale, che permette loro di approfondire aspetti esoterici e rituali sconosciuti. Semplicemente dico che vale la pena pagare questo prezzo, perché più forte è la testimonianza del Tao come “provocazione”, che può cambiare e rendere più ricettivi all’altro, al cambiamento, alla vita come processo.
Volendo fare un paragone con il Cristianesimo, simili sentimenti manifestarono anche molti unitariani ed universalisti cristiani nel tempo dell’evoluzione verso l’accoglienza interconfessionale. Molti testimoniarono che quell’allargamento, quella varietà, quella nuova apertura non erano per loro una rinuncia alla propria identità cristiana, ma modi in cui più profondamente poteva viversi la “provocazione cristiana” di un amore gratuito. Non esprime, forse, il mischiarsi di Gesù con gli emarginati e il suo aprirsi finanche ai suoi nemici esempio estremo di quel coraggio nell’incontrare l’altro, che è alla base dell’essere UU? Non esprime, forse, quell’idea di un Dio che si fa incontro non con la potenza della gloria, ma con la debolezza dell’amore, il presupposto di un’apertura all’incontro dell’altro nella sua realtà, piuttosto che nella nostra costruzione? Il Vangelo che apre i cuori può aprire anche le menti, lì dove saprà leggere nelle scritture quell’Oltre di uno slancio universale verso la vita e la completezza.
Apertura a diversi cammini non significa ridursi ad essere contenitore di visioni slegate ed indipendenti. Finché nel gesto, taoista o cristiano, pagano o buddista, riecheggia la provocazione di un’unità inclusiva, di un’apertura all’altro nella differenza, di un amore che unisce senza unificare, quel gesto non è esclusivo di una singola tradizione: esso è fortemente e profondamente universalista unitariano. E allo stesso tempo questo essere UU lo rende ancora più intensamente taoista o cristiano, pagano o buddista. Così dal lunedì successivo al nostro incontro mi sono messo a recuperare i simboli ed i gesti più cari del mio taoismo: il Grande Carro, simbolo di unità nella diversità; gli Otto Immortali, esempio dell’universalità della Via, del suo offrire strade diverse a persone diverse e del suo offrirsi attraverso i gesti della compassione e della benevolenza; gli esercizi di quel Chi Kung che un tempo vivevo come mia preghiera silenziosa. Ora nel tempo ho imparato a pregare usando anche le parole della poesia e la mia pratica si è arricchita di altri simboli, ma quel Chi Kung è ancora la mia preghiera come il Tao è ancora la mia provocazione.
E’ però il Calice Acceso della nostra usanza UU a fare di tutto questo un atto pienamente religioso, perché riempito dallo spirito di questa nostra fede aperta, che fa più grande, più profonda e più piena ogni singola fede.

Naase Adam,

Alessandro

Liturgia del 27 Novembre

LITURGIA 27 NOVEMBRE 2016
Invocazione iniziale
Il grembo delle stelle ci abbraccia; resti delle loro fornaci ardenti pulsano nelle nostre vene.
Noi siamo parte delle stelle, polvere delle loro esplosioni dispersi attraverso lo spazio.
Noi siamo parte della terra, respiriamo e viviamo nel respiro di piante secolari e bestie ancestrali.
Le loro cellule nutrono il suolo; noi costruiamo le nostre comunità sulla raccolta dei loro doni.
Le nostre dita tracciano curve scolpite nell’argilla e nella pietra da antenati a noi sconosciuti.
Noi siamo una parte del grande cerchio dell’umanità riunita intorno al fuoco, al focolare, all’altare.
Ci riuniamo di nuovo in questo giorno per celebrare il nostro patrimonio comune.
Ricordiamo con gratitudine tutto ciò che ci ha dato vita.
(Joy Atkinson, UU)

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Benvenuti fratelli e sorelle. Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo della presenza del Divino tra noi e della nostra volontà di elevazione spirituale.
Lett: Così come apparteniamo senza dubbio ad un solo Universo, allo stesso modo siamo parte di una sola cosa insieme. Ci riuniamo qui per muoverci oltre il nostri sé isolati, in modo da connetterci e riconnetterci con gli altri. Ed è bene stare insieme, perché è nelle nostre connessioni con ciascun altro che arriviamo a conoscere noi stessi più compiutamente, ed in tal modo a sentirci più a casa qui sulla Terra, più aperti ai doni che ogni giorno può portare. Accendiamo questo calice, simbolo della nostra eredità di libertà nella ricerca della verità, per rinnovare in noi il coraggio di perseverare su questo cammino di connessione ed apertura.
*usato da Jorge Espinel all’ICUU Council Meeting and Conference, Luglio 2016, in Olanda. Le parole sono adattate da un pezzo di Margaret Keip della Unitarian Universalist Association (USA)
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno di tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
LETTURE

Dalla Bibbia
Luca 14: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.
Luca 6: Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Luca 24:45 Gesù allora aprì loro la mente…

Dalle tradizioni del mondo
La Via è un tesoro per chi sa essere buono
ed un rifugio per chi ancora non sa esserlo.
Il Bene Supremo è come l’acqua,
che offre giovamento alle creature
senza escluderne alcuna
e scorre nei posti che gli altri disdegnano.
Come è universale!
Può stare a sinistra come a destra.
In essa fidando vengono alla vita le creature
ed essa non le rifiuta,
l’opera compiuta non chiama sua.
Veste e nutre le creature
ma non se ne fa padrona.
Generare senza possedere,
prodigarsi senza chiedere nulla in cambio,
nutrire senza dominare:
è questa la virtù spirituale.
(Adattamento dal Tao Te Ching)

Dalla tradizione UU
“La polarità, o azione e reazione si trova ovunque in Natura: nel buio e nella luce, nel caldo e nel freddo, nel flusso e riflusso delle acque, nel maschio e nella femmina, nell’ispirazione ed espirazione di piante e animali, nella sistole e diastole del cuore, nel movimento ondulatorio di liquidi e di solidi, nella forza di gravità centrifuga e centripeta, nell’elettricità, nel galvanismo, nell’affinità chimica. Se inducete il magnetismo all’estremità di un ago, si verificherà il magnetismo opposto all’altra estremità. Se il polo sud attrae, quello nord respinge. Per svuotare qui devi concentrare lì…
Ogni cosa è una metà e suggerisce un’altra cosa con cui essa costituisce un’unità, come spirito e materia, uomo e donna, soggettivo e oggettivo, dentro e fuori, sopra e sotto, movimento e riposto, sì e no… Il mondo è duale ed è così anche ogni sua parte. L’intero sistema di cose è rappresentato in ogni particella. C’è qualcosa che ricorda le maree del mare, il giorno e la notte, l’uomo e la donna, in un solo ago di pino, in un seme di mais, in ciascun individuo di ogni tribù animale.” (R.W.Emerson , “Saggi”)

Sermone: LA PROVOCAZIONE DEL TAO
Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen
Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]
Preghiera conclusiva
Lett: 1) Non chiederti solo di cosa il mondo ha bisogno.
Chiediti che cosa ti fa sentire vivo.
Poi mettilo in pratica.
Perché ciò i cui il mondo ha bisogno
è di donne e uomini
che sentano la forza della vita.
2) Possa lo Spirito della Vita
proteggerci insieme,
possa nutrirci insieme.
Possiamo noi
lavorare insieme,
unendo le nostre forze
per il bene dell’umanità.
Possiamo sempre amarci,
perché ci sia pace,
sempre pace,
una pace perfetta.
Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA
Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa è parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, molte delle quali parte organica della nostra stessa tradizione, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Poniamoci, dunque, in ascolto di una di queste testimonianze: la testimonianza universalista trascendentalista”
Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.
Lettore: L’universo fuori di noi e l’universo dentro di noi sono un solo universo. Ed è perciò così che i nostri sforzi, i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre ambizioni sono i sogni, le speranze e le ambizioni dell’universo stesso. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sta muovendo verso il raggiungimento dell’auto-consapevolezza e dell’auto-coscienza. I nostri sforzi per capire il mondo e il nostro posto in esso sono espressione del profondo moto unisono dell’Universo verso il significato. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sogna sogni e mete che muovono verso possibilità sconosciute. Anche l’impulso morale, che tesse la sua strada attraverso la nostra vita e che ci spinge a perseguire e praticare la giustizia, la misericordia e la compassione, è inserito nell’universo stesso ed è questo desiderio universale che trova espressione nei nostri momenti migliori. (David Bumbaugh, UU)
Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

Liturgia del 30 Ott. 2016

Lett: Entriamo in questo spazio,
entriamo in questo momento.
Lasciamo che questo momento sacro
ci prenda e ci abbracci.
Sentiamo la terra sotto di noi,
sentiamo lo spazio intorno a noi,
abbracciarci
nella fiducia e nella cura.
Sentiamo la presenza
di fratelli e sorelle
nella fede
che ci circonda,
viaggiatori spirituali
con aspirazioni simili alle nostre.
Condividiamo il tempo,
condividiamo uno scopo,
ci riuniamo
per rinnovare la nostra speranza,
per sentire la forza del nostro scopo,
nell’aria intorno a voi.
Qui e ora,
apriamo il nostro cuore a questo momento.
Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui
è apprendimento, crescita e amore.
Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile
quel luogo del sogno
che anela a un respiro libero,
che anela a costruire
un futuro più audace e migliore
per noi stessi e per gli altri.
Inno di apertura (Verso il tuo tempio)

Introduzione ed enunciazione dei temi del servizio liturgico

Min: Benvenuti fratelli.

Il Ministro enuncia i temi del servizio liturgico:

Terremoto

31 Ottobre 1517 Affissione delle 95 Tesi -> Giorno della Riforma

27 Ott 1553 Serveto Condannato a Morte

28 Ott 1804 Muore John Locke

30 Ott 1865 Lettera di Mazzini a Conway sul suffragio universale

31 Ott 1999   Ordinazione di Marlin Lavanhar

 

Accensione del Calice

Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo della presenza del Divino tra noi e della nostra volontà di elevazione spirituale.

Lett: Così come apparteniamo senza dubbio ad un solo Universo, allo stesso modo siamo parte di una sola cosa insieme. Ci riuniamo qui per muoverci oltre il nostri sé isolati, in modo da connetterci e riconnetterci con gli altri. Ed è bene stare insieme, perché è nelle nostre connessioni con ciascun altro che arriviamo a conoscere noi stessi più compiutamente, ed in tal modo a sentirci più a casa qui sulla Terra, più aperti ai doni che ogni giorno può portare. Accendiamo questo calice, simbolo della nostra eredità di libertà nella ricerca della verità, per rinnovare in noi il coraggio di perseverare su questo cammino di connessione ed apertura.

*used by Jorge Espinel at the ICUU Council Meeting and Conference, July 2016, in the Netherlands. The words were adapted from a piece by Margaret Keip of the USA/UUA

[Accensione del calice]

Affermazione dei Principi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

I)

Tutti:Noi Unitariani, Universalisti e liberi credenti tutti affermiamo il valore e la dignità intrinseca di ogni persona;
Lett: perché ogni persona è espressione sacra della vita e ogni uomo è affratellato da una origine comune.

II)

Tutti:Affermiamo la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani;
Lett: perché siamo sorelle e fratelli di un’unica famiglia umana e ogni forma di amore fraterno esprime il nostro amore per la Trascendenza.

III)

Tutti: affermiamo l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale nelle nostre congregazioni;
Lett: perché l’impulso spirituale è slancio verso la completezza, che si alimenta dell’incontro con l’altro da noi e ogni grande Maestro spirituale ci ha chiamati a crescere spiritualmente nell’incontro con il Mistero e con il volto dell’altro.

IV)

Tutti: Affermiamo la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita.
Lett: perché siamo tutti in cammino verso il senso della vita con di fronte un mistero, che ci chiama ad esplorarlo e tutti siamo stati dotati del discernimento della ragione e dello spirito ed è nostro dovere usarli.

V)
Tutti: Affermiamo il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico nelle nostre congregazioni e nella società in generale;
Lett: perché è il riflesso del verbo spirituale dell’inclusione che ci ispira e perché siamo liberi e capaci di scegliere, ma dobbiamo imparare ad esserlo insieme.

VI)
Tutti:Affermiamo l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti;
Lett: perché solo nella riconciliazione universale la natura umana può realizzarsi appieno e perchè solo nell’amore possiamo giungere alla costruzione del Regno;

VII)
Tutti:Affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.
Lett:perché siamo coscienti dei legami che ci uniscono gli uni con gli altri e con tutta la vita e dell’unità più grande ed inclusiva che essi ci chiamano a realizzare, come fratelli e sorelle uniti all’intera creazione.

Tutti:Amen

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno di tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.

Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen

Tutti: Amen

Liturgia della parola

1) Lutero: le 95 tesi
21) Sbagliano pertanto quei predicatori d’indulgenze, i quali dicono che per le indulgenze papali l’uomo è sciolto e salvato da ogni pena.
24) È perciò inevitabile che la maggior parte del popolo sia ingannata da tale indiscriminata e pomposa promessa di liberazione dalla pena.
37) Qualunque vero cristiano, sia vivo che morto, ha la parte datagli da Dio a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche senza lettere di indulgenza.
43) Si deve insegnare ai cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che non acquistare indulgenze.
45) Occorre insegnare ai cristiani che chi vede un bisognoso, e trascurandolo dà per le indulgenze, si merita non l’indulgenza del papa ma
l’indignazione di Dio.
53) Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali perché si predichino le indulgenze fanno tacere completamente la parola di Dio in tutte le altre
chiese.
62) Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio.
65-66) I tesori evangelici sono reti con le quali un tempo si pescavano uomini ricchi (di valore spirituale). Ora i tesori delle indulgenze sono reti con le
quali si pescano le ricchezze (materiali) degli uomini.
72) Chi si oppone alla cupidigia e alla licenza del parlare del predicatore di indulgenze, sia benedetto.
90) Soffocare queste sottili argomentazioni dei laici con la sola autorità e non scioglierle con opportune ragioni significa esporre la chiesa e il papa alle
beffe dei nemici e rendere infelici i cristiani.

2) Lutero: Introduzione alla Lettera ai Romani (1522)
la fede è opera di Dio in noi, che ci cambia e dà nuova nascita da Dio. (Giovanni 1:13). Uccide il vecchio Adamo e ci rende persone completamente
diverse. Cambia il nostro cuore, il nostro spirito,  i nostri pensieri e tutti i nostri poteri. Essa porta lo Spirito Santo con sè. Sì, la fede è vivente,
creativa, attiva e potente, questo è la fede. La fede rende cos sicuri del favore di Dio che porterebbe a rischiare la morte mille volte confidando in
essa. Tale fiducia e la conoscenza della grazia di Dio rende felici, gioiosi e audaci nel rapporto intimo con Dio e tutte le creature. Lo Spirito Santo
rende ciò possibile attraverso la fede. A causa della fede è possibile far del bene a tutti,  liberamente, volentieri e con gioia, servire tutti, soffre ogni
genere di supplizio, amore e lodare il Dio che vi ha mostrato tanta grazia. Così, è altrettanto impossibile che la fede e le opere siano separate quanto è
impossibile eparare il calore e la luce dal fuoco!  Chiedete a Dio di plasmare la fede in voi, altrimenti rimarrete sempre senza fede, indipendentemente
da cosa vorrete, direte o farete

3) Dal Vangelo Secondo Matteo Cap 26
21 Mentre mangiavano, disse: «In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro:
«Sono forse io, Signore?» 23 Ma egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Certo, il Figlio dell’uomo se ne va,
come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato»

Al termine del sermone

Tutti:Amen

Inno mediano (Vieni chiunque tu sia)

Rinnovo dell’impegno comune

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano
1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;•
2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;
3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;
4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;
5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;
6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;
7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;
8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà;
9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;
10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

La comunione dei fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura.Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

Preghiera conclusiva

Lett: 1) Non chiederti solo di cosa il mondo ha bisogno.
Chiediti che cosa ti fa sentire vivo.
Poi mettilo in pratica.
Perché ciò i cui il mondo ha bisogno
è di donne e uomini
che sentano la forza della vita.

2) Possa lo Spirito della Vita
proteggerci insieme,
possa nutrirci insieme.
Possiamo noi
lavorare insieme,
unendo le nostre forze
per il bene dell’umanità.
Possiamo sempre amarci,
perché ci sia pace,
sempre pace,
una pace perfetta.

Benedizione finale

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen 

 

Litugia della testimonianza cristiana

Gli unitariani concordano con gli altri cristiani sul fatto che il solo vero Dio sia un essere di infinita bontà […] Essi rigettano la divinità di Cristo e il sacrificio vicario […] Essi rigettano l’idea che l’uomo sia intrinsecamente depravato. e che la Scrittura sia indiscutibile in quanto ispirata. […] Tra di essi ci sono gli universalisti i quali insistono sul fatto che gli esseri umani alla morte passino in uno stato di felicità eterna.Essi sostengono che il peccato sia esso stesso una punizione (autoinflitta alle proprie possibilità e alla propria dignità) e conseguentemente punire una seconda volta l’uomo in un futuro ultraterreno sarebbe una ingiustizia. [H. Adams] Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi.  Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

Meglio non nascere?

Mt 26:24 […] il Figlio dell’uomo se ne va,

come è scritto di lui;

ma guai a quell’uomo

dal quale il Figlio dell’uomo è tradito!

Meglio sarebbe per quell’uomo

se non fosse mai nato»

Cari Amici,

Mi è stata posta una domanda. Se noi non riconosciamo l’inferno, che senso diamo a quel meglio sarebbe se non fosse mai nato? Se noi riconosciamo l’intrinseco valore e la dignità di ogni persona, come facciamo ad augurare poi a qualcuno di non nascere? Come colleghiamo il bel Principio con il pullulare di teste di quiz da cui giustamente dobbiamo difenderci e che indubbiamente sono da condannare?

Bella domanda! Non credo io debba rispondere d’autorità, non credo che su simili questioni ci possa essere l’ultima parola, Ma non mi sottraggo al mio compito di proporre riflessioni ed esplicito alcuni temi, che ovviamente ciascuno di voi potrà approfondire nella propria ricerca spirituale.

I] Anzitutto noi non siamo letteralisti: non crediamo né che ogni singola virgola del Vangelo sia autentica, né che Gesù abbia sempre e comunque ragione per partito preso.Ciò che dobbiamo fare dunque non è tanto giustificare un’affermazione di Gesù, ma confrontarci con il tema che essa solleva, fino al punto in cui possiamo farlo, con i modi e con i mezzi culturali che abbiamo a disposizione.

II] Personalmente detesto la teologia del rancore della minaccia e del risentimento che viene molto spesso spacciata altrove, che usa l’inferno come implacabile arma contro i propri nemici. A prescindere dal fatto che non credo che questa sia una profezia, se proprio dobbiamo trovare un elemento biografico in questi versi, dobbiamo supporre che Gesù semplicemente si fosse reso conto di non avere intorno solo persone di valore, e che quindi qualcuno, di lì a poco, lo avrebbe tradito [Ricordiamoci lo scoramento che ebbe il lunedì mattina, 72 ore prima di questi versi]. Tuttavia mi rifiuto di pensare che Gesù abbia augurato del male a qualcuno, soprattutto perché contrasta con quel perdona loro perché non sanno quello che fanno che disse sulla croce. Può essere stato un momento di debolezza? Un sano vaffa che scappa a tutti? Adoro trovare aspetti di sana umanità nel mio Maestro…C’è poi la questione didascalica: il Maestro era a tavola e stava conversando con discepoli che erano pescatori, molti dei quali analfabeti. Certamente l’idea del meglio sarebbe che non fosse nato era più incisiva che non una fine disputa teologica.

III] Ma, come dicevo, la questione sollevata è indipendente dal fatto che Gesù abbia ragione o torto. Quelle domande hanno un valore che prescinde dall’autenticità del testo o dalla bontà di uno specifico insegnamento. Allora riflettiamo insieme su di esse.

Tradire: Qui tradire ha un significato proprio, letterale, latino e vuol dire consegnare al nemico, abbandonare, allontanare da sé. L’errore che viene imputato ad un uomo in questo caso è quello di avere abbandonato un altro uomo, di averlo allontanato, di averlo lasciato in una situazione di difficoltà. Questo è un errore perché colui che lo ha commesso ha fallito nell’imperativo di riconoscere nell’altro un figlio dello stesso Padre (1° Principio) ed un fratello con il quale ha attinto nel medesimo piatto (7° Principio). Questa la colpa, questo l’errore

IV] Il fatto che il tradito sia Gesù, per un unitariano, non costituisce una particolare aggravante di alcun tipo. Nel tradimento di Gesù, come in quello di qualsiasi altro uomo, un unitariano riconosce il tradimento dei valori del Vangelo, e, conseguentemente, di quei doni spirituali di cui il Vangelo è ad un tempo insegnamento ad espressione

V] Ed ora arriviamo agli aspetti più salienti: antropologicamente noi riconosciamo elemento qualitativamente costitutivo dell’uomo l’esercizio di questi doni (fede, ragione, coscienza e amore) ma tra essi c’è anche il libero arbitrio che permette a ciascuno di liberamente abdicare, di rifiutare questi doni, di vivere, apparentemente senza conseguenze, una vita mondanamente accettabile.

VI] Una persona che compia questo rifiuto tradisce tuttavia se stessa: nel rifiutarsi di riconoscere la dignità altrui sminuisce la propria. L’educazione UU deve insistere nel mostrare le possibilità umane individuali e sociali rendendole comprensibili e desiderabili

VII] Ma, fatte salve le cose ovvie, l’omicidio, l’odio, la delinquenza come fare a riconoscere se un’azione sta andando nella direzione auspicata di esercizio delle facoltà facoltà spirituali o meno? Quali sono gli effetti riconoscibili del corretto esercizio dei doni? I sette principi come al solito ci vengono incontro: già poco sopra abbiamo infatti ricondotto il tradimento di Gesù a una violazione dei principi

  1. Qualunque siano le scelte metafisiche che si vogliano compiere ognuno di noi deve orientare la sua ricerca spirituale al riconoscere il valore dell’esperienza di vita propria e altrui

  2. Deve fare attenzione che i modi con i quali si rapporta all’altro, a qualunque altro, siano sempre improntati ai principi di equità, giustizia e compassione

  3. Questo vale anche e soprattutto in ambito spirituale: deve sapere che

    • La ricerca spirituale è un processo di consapevolezza continuo che ci accompagna per tutta la vita e nel quale mai potremo mettere un punto

    • La ricerca altrui non solo è di pari valore rispetto alla mia, ma può anche fornirmi elementi utili per perfezionarmi e viceversa

    • Per cui è fondamentale che insieme uniamo le forze perchè solo insieme potremo progredire in questo processo

  1. La ricerca spirituale deve essere

  • libera da condizionamenti esterni,

  • l’uomo deve crescere al punto da capire di dovere essere e voler essere il solo responsabile della propria condotta spirituale

  • deve essere una promozione di esperienze vere e autentiche

  • deve essere dotata di significato, ove per significato intendiamo almeno la volontà di trascendere nei 5 sensi individuati da Grigg

    • In ragione del 1° e del 7° principio deve credere nel valore del genere umano, nella sua capacità di tendere al bene e nella sua volontà di promuovere benessere materiale e spirituale

    • deve vivere rispettando uno dei doni più grandi di cui siamo in possesso, la natura, riconoscendone l’intrinseco valore e impegnandosi a rispettarla

    • deve poter sentire nell’arte una espressione di questo anelito alla trascendenza del dato

    • deve poter rendere concreta questa sua azione, impegnandosi nella promozione di questi valori di giustizia ed equità

    • Infine deve aprirsi all’interrogazione di un Mistero, si chiami Origine, Sorgente, Spirito di cui, a prescindere dall’esito, deve essere presente la tensione di una continua ricerca

  1. deve imparare ad ascoltare l’altro ed a promuovere un processo di confronto e di dialogo fertile, sia in campo spirituale che in quello sociale

  2. Questo impegno porta con sé quello per una società improntata agli stessi principi di pace equità e libertà di cui abbiamo detto.

  3. Questo perchè sente che la propria esistenza è legata da un filo profondo e sottile a quella di ogni altro.

VIII] Questo basta per dire che una persona che rifiuti questo compito, tradendo una caratteristica peculiare dell’animo umano, sarebbe meglio che non fosse nata?Personalmente non lo credo, anche se certamente ci troviamo di fronte ad un’occasione persa per un’anima, e ad una grave possibilità di diseducazione. Uno dei corollari più difficili è infatti la possibilità che queste persone si facciano cattive maestre

IX] Entro certi limiti di buon senso però, noi non dobbiamo proporre un clima in cui la nostra voce si affermi per la semplice mancanza di altre voci che non nascono o che vengano zittite. Il nostro impegno deve essere quello di rendere comprensibile, gradevole e convincente la nostra voce al punto che attragga per il suo valore e non per questioni di altra natura.

X] Per questo è opportuno che nasca anche un potenziale traditore, sarà compito nostro creare le condizioni attraverso cui possa riconoscere il valore di ciò a cui altrimenti rinuncerebbe e possa coltivarlo nella comune comunità spirituale. Difficile? Sì, impossibile? No. Sta a noi trovare i tasti giusti per mettere la nostra idea in grado di affermarsi “Re-incantando il mondo”

Solo il nostro impegno ci permetterà di farlo quest’uomo

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה  אָדָ֛ם

Amen

Rob